Meteore del calcio - Digao, il fratello che arrivò sempre dopo Kakà. Tranne che negli USA...

Assunto dal club rossonero, giocò 38 partite in 8 anni di non luminosissima carriera...
18.07.2014 06:00 di Marco Enzo Venturini  articolo letto 6649 volte
Digao
Digao

Con l'addio definitivo di Kakà al Milan (anche se con i ripensamenti dell'asso paulista non si può mai sapere) si chiude l'esperienza rossonera della famiglia Leite.

Sì, perché se l'uomo che più si è distinto con la maglia del Diavolo resta l'amatissimo Ricardo (307 presenze, 104 gol, lo scudetto del 2004 e il magico 2007 con Champions League, Mondiale per Club e Pallone d'Oro tra i ricordi più belli), qualcuno si ricorderà che anche il fratello è stato un tesserato del club. Il termine 'tesserato' al posto di 'giocatore' non è casuale. Perché la figura fatta dal piccolo della famiglia fu tutt'altro che memorabile.

L'impatto avuto da Kakà nel Milan già al primo anno (e soprattutto il peso di papà Bosco Leite, abilissimo procuratore dei due brasiliani) si fece sentire, così nel 2004 il Diavolo acquistò Rodrigo Izecson dos Santos Leite, 19enne difensore dai grandi mezzi fisici e dalle grandi speranze. Interessante anche la storia che lo legava al fratello.

Kakà, infatti, diventò noto con questo nomignolo proprio perché era così che il fratello pronunciava Ricardo in tenerissima età. Favore ricambiato: fu infatti il futuro Pallone d'Oro a decidere l'appellativo che avrebbe accompagnato per tutta la carriera il giovane di casa. Che per tutti sarebbe diventato Digao (che in italiano suona come 'Rodrigone').

Digao, al suo arrivo in Italia, dovette essere prestato alla Sampdoria (il Milan non poteva tesserarlo in quanto extracomunitario). In un anno non avrebbe mai esordito nel massimo campionato.

Poco male, il Milan credeva ancora in lui e penso nelle successive stagioni di girarlo in cadetteria, all'ambizioso Rimini, per fargli maturare la giusta esperienza. E l'esperimento sembrò funzionare: dopo un primo anno di apprendistato (con soli 6 gettoni in serie B), nella seconda stagione Digao riuscì a conquistarsi un po' di spazio in più, giocando 17 volte.

Nel frattempo era arrivato il 2007, come detto l'anno d'oro di Kakà. E il ricongiungimento a Milanello dei due fratelli sembrava inevitabile. L'innesto in prima squadra del difensore che aveva in comune con il campione i lineamenti ma non la classe, però, fu tra il comico e il tragico. Vide il campo in sole tre occasioni. Una in campionato contro la Lazio e due in Coppa Italia contro il Catania, rivelandosi ampiamente il peggiore in campo soprattutto in occasione del 2-1 degli etnei, compartecipando a entrambe le reti avversarie.

L'ultimo atto arrivò nell'estate successiva, quando fu tra i principali responsabili del cappotto rossonero rimediato in amichevole al cospetto del Chelsea (5-0 senza storia a favore dei 'Blues'). La conseguenza fu la cessione in prestito in Belgio, allo Standard Liegi. Dove il suo calvario continuò: 0 presenze in una stagione caratterizzata soltanto da un grave infortunio al ginocchio.

Nel 2009, poi, si consumò il primo divorzio tra il Milan e Kakà che, dopo una lunga telenovela di mercato con il Manchester City a gennaio (finita con la permanenza in rossonero), lasciò in estate per il Real Madrid (a una cifra peraltro decisamente inferiore rispetto a quanto avrebbero offerto gli inglesi). E Digao? Le speranze del popolo rossonero che fosse spedito in Spagna un pacchetto comprendente l'intera famiglia Leite furono drammaticamente smentite dai fatti.

Così Digao finì in prestito prima per sei mesi al Lecce, quindi per lo stesso periodo al Crotone. Presenze complessive in campo: due. L'addio all'Italia era vicino e si consumò nel 2010. Ma non era l'aria dello Stivale a nuocere all'omai non più giovanené tantomeno speranza Rodrigo. Anche nella terza serie portoghese, al Penafiel, non giocò mai.

E dopo altre due stagioni senza mai scendere in campo, a 27 anni decise di dire basta, dopo otto anni di carriera conditi dalle bellezza di 38 partite disputate. Anticipando almeno in un ambito il fratellone Kakà: fu infatti il primo della famiglia a sbarcare nella MLS americana, nel suo caso ai New York Red Bulls. Purtroppo anche laggiù nessuno si ricorda di lui.