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Gravina: “Ecco le mie soluzioni ai problemi del calcio italiano”
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2 ore agoon
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Luca Boate
Il presidente dimissionario Gravina lascia un documento in cui analizza problemi e soluzioni del calcio italiano.
Dopo le dimissioni, Gabriele Gravina ha lasciato un documento dettagliato in cui analizza a fondo la crisi del calcio italiano. Mettendo nero su bianco problemi strutturali e possibili soluzioni. Un atto finale che assume il valore di una presa di responsabilità dopo il fallimento della nazionale italiana e le forti pressioni ricevute.
Nel testo, l’ex presidente della FIGC sottolinea la necessità di chiarire ruoli e competenze tra Federazione, Leghe e istituzioni:
“Se vogliamo il bene del calcio italiano, in quanto movimento sportivo nel suo complesso, è necessario fare chiarezza sulle reali competenze della Federazione, delle Leghe (quindi dei Club) e delle istituzioni. Troppe imprecisioni, se non addirittura vere e proprio falsità, infatti, alimentano la ricerca di colpevoli a tutti i costi, ma soprattutto la diffusione di convinzioni errate. Rischio, quest’ultimo, che penalizza ancor più del primo la vera ricerca di soluzioni ai problemi del nostro calcio”.
Gravina evidenzia anche come, nelle aree di diretta competenza federale. I risultati siano stati positivi, a differenza dei settori in cui le varie componenti si sovrappongono:
“A mio avviso, infatti, non è un caso che nelle materie di diretta ed esclusiva competenza federale (sostenibilità sociale e ambientale, progetti giovanili e scolastici, programma di formazione e sviluppo delle Nazionali giovanili, solo per citarne alcune), si siano raggiunti risultati ragguardevoli, al contrario delle materie in cui gli interessi delle componenti, così come le reciproche autonomie, si sovrappongono a tal punto da arrivare a ingessare il sistema”.
I principali problemi del sistema
Tra le criticità più evidenti emerge la scarsa presenza di giovani e italiani in Serie A, con un’età media elevata:
“La Serie A italiana continua ad essere uno dei campionati più ‘vecchi’ d’Europa, con un’età media dei calciatori schierati in campo di 27 anni, l’ottavo torneo più anziano in Europa, peggio di Inghilterra, Germania, Francia, Olanda, Portogallo, Norvegia, Belgio”.
Preoccupante anche il dato sugli stranieri, sempre più presenti nei minuti giocati:
“Percentuale di stranieri in campo: nell’attuale campionato di Serie A i calciatori non selezionabili per la Nazionale italiana hanno giocato il 67,9% dei minuti complessivi. È il sesto peggior dato in Europa: in Spagna l’impiego degli stranieri pesa per il 39,6% dei minuti, in Francia per il 48,3%”.
A ciò si aggiunge un sistema economicamente fragile:
“Un sistema economicamente insostenibile, in cui le risorse generate non bastano a coprire i costi (con la conseguenza che si preferisce ingaggiare calciatori dall’estero, che spesso risultano più a buon mercato e sottostanno a qualche vincolo normativo in meno per essere tesserati – ad es. i diversi sistemi di garanzie da prestare o il progressivo alleggerimento dei vincoli per il tesseramento di nuovi calciatori extracomunitari, aspetti che in entrambi i casi rientrano nella nuova autonomia riconosciuta alla Lega Calcio Serie A)”.
Infrastrutture e Calendario
Grave anche il ritardo nelle infrastrutture:
“Un crescente gap infrastrutturale anche rispetto a Paesi di ranking sportivo inferiore (è un ulteriore segnale di declino competitivo del sistema, che si riflette anche sui risultati sportivi): l’Italia non figura tra le prime dieci nazioni europee per numero di stadi costruiti/ammodernati tra il 2007 e il 2024”.
Infine, Gravina denuncia una generale incapacità di fare sistema, soprattutto nella gestione del calendario:
“Nel calcio italiano nessuna collaborazione ‘di sistema’ per il calendario intasato, che tenga conto anche delle esigenze della Nazionale, atteso che la gestione del calendario dei campionati è una esclusiva prerogativa della Lega interessata (in forza della summenzionata autonomia), senza che la Federazione abbia alcun potere di intervento”.
Le possibili soluzioni di Gravina
Tra le proposte, Gravina suggerisce di introdurre il cosiddetto diritto alla scommessa, destinando una parte dei ricavi al calcio:
“Si tratta solo di recepire, anche in Italia come già avvenuto in molti Paesi europei, un principio sancito da una precisa direttiva europea e, più di recente, richiamato anche dalla Risoluzione della Commissione Marcheschi come un preciso impegno cui il Governo dovrebbe attenersi. Il contributo avrebbe precisi vincoli di destinazione ‘virtuosi’: investimenti in infrastrutture; sviluppo dei settori giovanili; lotta alla ludopatia”.
Propone inoltre di eliminare il divieto di pubblicità per le scommesse sportive, ritenuto inefficace:
“Abolizione del divieto di pubblicità e sponsorizzazioni per gli operatori delle scommesse, introdotto con il “Decreto dignità” del 12 luglio 2018 […] tale misura si è dimostrata largamente inefficace […] pertanto, la misura non è risultata affatto efficace per il contenimento dei fenomeni di ludopatia a fronte, invece, di una riduzione delle entrate per le società sportive che ha penalizzato il sistema calcio italiano rispetto al contesto europeo”.
Sul piano economico, viene suggerito anche il ritorno a incentivi fiscali per aumentare la competitività:
“Credito di imposta (tax credit sul modello di quanto fatto ad esempio per l’industria cinematografica) per finanziare gli investimenti sulle giovani calciatrici e i giovani calciatori (under 23) […] Oltre al ripristino (con eventuale riformulazione) del regime fiscale agevolato per i professionisti (calciatori, allenatori) provenienti dall’estero, abolito a fine 2023 con il “Decreto Crescita”, al fine di ridare competitività all’industria calcistica italiana”.
Tra le altre misure: nuovi stadi, riforma arbitrale e riforma dei campionati, anche se quest’ultima appare difficile senza un accordo tra le varie componenti.
L’appello finale di Gravina
In chiusura, Gravina lancia un messaggio forte a tutto il sistema:
“Alla luce di quanto espresso, è del tutto evidente che, per il bene del calcio italiano, l’unico modo di intervenire è farlo in maniera radicale, grazie ad un’unità d’intenti che superi i confini del conveniente e dell’opportuno. Sarebbe decisivo un passo in avanti da parte di tutte le componenti federali, con il fondamentale supporto del Governo e del Parlamento. Perché senza questa convinta e unanime volontà di anteporre il bene comune alla difesa del proprio posizionamento, con la politica che deve creare le condizioni e agevolare gli strumenti adeguati per agire, nessun singolo individuo può determinare il vero e completo rilancio del movimento calcistico italiano”.
















