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Interviste

Esclusiva: Pietro Carmignani

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Esclusiva: Pietro Carmignani

Esclusiva: Pietro Carmignani. “USA ’94, Baggio ci trascinò. Maldini? Al Milan serve una bandiera come lui”.

Davide Sacchetti ha intervistato in esclusiva (Clicca QUI per altre interviste) per Calcissimo.com Pietro Carmignani, ex portiere e allenatore con una lunga esperienza nel calcio italiano. Dopo la carriera tra i pali, nella quale ha vestito anche le maglie di Juventus e Napoli, ha intrapreso quella da tecnico. È stato vice di Arrigo Sacchi nella Nazionale italiana durante il Mondiale di USA ’94 e successivamente all’Atletico Madrid. Nell’intervista ha ricordato la finale mondiale contro il Brasile, parlato dell’evoluzione del ruolo del portiere e raccontato la sua esperienza nel calcio spagnolo.

Esclusiva: Pietro Carmignani

Lei è stato vice allenatore della Nazionale italiana a USA ’94. Ha provato nostalgia nel non vedere l’Italia al Mondiale?

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“Il calcio è calcio. È normale che quando c’è l’Italia l’atmosfera sia completamente diversa e sono dispiaciuto per la sua assenza. Però il calcio lo guardo sempre. È come il tennis: non lo si segue soltanto per Sinner o Alcaraz, ma a prescindere dalla presenza dei grandi nomi.”

Che esperienza si porta dietro del Mondiale del 1994?

“Contro la Nigeria eravamo praticamente fuori e poi riuscimmo a ribaltare la situazione, passando dalla delusione a una grandissima gioia. Andammo avanti grazie alle grandi individualità, ma anche a un buon gioco di squadra. Poi salì in cattedra Baggio, che aveva iniziato il torneo un po’ sottotono. In finale, invece, il Brasile dimostrò una certa superiorità.”

Come si prepara una finale di Coppa del Mondo?

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“Non bisogna inventare nulla. Dai quarti di finale in poi i giocatori si conoscono perfettamente, così come si conoscono le squadre. Bisogna soprattutto aiutare i calciatori a stare bene dal punto di vista tattico e fisico. A USA ’94 c’era un’umidità pazzesca: giocammo sulla costa atlantica e questo ci sfavorì.”

La nuova stagione

Le sta piacendo Vicario?

“Sicuramente la Juventus ha fatto un buon investimento, ma dare la colpa ai portieri dello scorso anno per me è esagerato. Oggi questi portieri non escono quasi mai e giocano soprattutto con i piedi. C’è stato un cambiamento di mentalità che, per quanto riguarda il modo di parare, considero negativo.”

Che ricordi si porta dietro della sua esperienza da vice all’Atletico Madrid?

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“Siamo rimasti poco perché, a un certo punto, Arrigo decise di andare via. Il calcio spagnolo è bellissimo e molto diverso dal nostro. La gente, fino a un’ora e mezza prima della partita, canta e balla, poi nell’ultima ora sembra che quella gara diventi ogni volta la partita della vita.”

Com’era il vecchio Vicente Calderón e quanto incideva giocare in quello stadio?

“Era come San Siro o il Comunale. Quando gli stadi sono pieni e i tifosi sono tutti dalla tua parte, è logico che riescano a darti qualcosa in più.”

Quanto manca oggi una figura come Paolo Maldini?

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“Paolo servirebbe ovunque, non soltanto in Nazionale. Mi auguro che prima o poi possa tornare al Milan, perché servono personaggi che hanno fatto la storia del club. Soprattutto in società con proprietà straniere deve esserci una bandiera e, al Milan, chi meglio di Maldini può rappresentare questo ruolo?”

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