Interviste
Esclusiva: Giuliano Giannichedda
Published
1 ora agoon
By
Redazione
Esclusiva: Giuliano Giannichedda. “Alla Juve la parola perdere non esisteva. Quel gruppo era irripetibile”.
Esclusiva: Giuliano Giannichedda
Davide Sacchetti ha intervistato in esclusiva (Clicca QUI per altre interviste) per Calcissimo.com Giuliano Giannichedda, ex centrocampista di Lazio e Juventus, protagonista anche nella stagione dello Scudetto 2005/06 e nella risalita dalla Serie B con i bianconeri, simbolo di sacrificio e mentalità vincente.
Come sta vedendo questa Serie A?
“È più o meno come da pronostico: l’Inter sta facendo un campionato importante di vertice. La lotta per la Champions è molto entusiasmante.”
Spalletti le piace?
“Spalletti è un grande allenatore, si è visto un miglioramento enorme. È chiaro che se la Juventus vuole tornare la vera Juve deve fare acquisti importanti.”
Si aspettava che Gasperini facesse un lavoro così importante alla Roma?
“Parliamo di un allenatore molto forte, sai già cosa aspettarti. Sta valorizzando tanti giovani importanti e i giocatori lo seguono: questo è fondamentale.”
La contestazione in casa Lazio
Si aspettava una contestazione così forte in casa Lazio?
“Quando il tifo arriva a contestare in questo modo significa che ha provato tutto. È sempre difficile prendere posizione, ma per me la squadra va sempre supportata. A mente fredda bisognerebbe dire: io tifo la maglia, non la dirigenza. Vedere la Lazio così è comunque un peccato.”
Cosa si prova nel passare da una Lazio vincente con Cragnotti al cambio di proprietà?
“Da calciatore è una sensazione strana: passi dal giocare la Champions League a dover ricostruire tutto da capo. Però da professionista devi andare avanti. Io sono rimasto volentieri anche per ricostruire, perché ero legato a quei colori.”
Cosa significava preparare il derby di Roma?
“Le emozioni del derby di Roma sono indescrivibili. Entrare in uno stadio pieno e rappresentare tutta quella gente è qualcosa di unico. Sono momenti che ti restano per sempre.”
Esclusiva: Giuliano Giannichedda
Che ricordi ha della Juventus 2005/06 e si poteva fare di più in Champions?
“Mi ricordo tutto passo per passo. Allenarsi con quei campioni era qualcosa di incredibile. Quello Scudetto è stato tolto, ma noi ce lo sentiamo sul petto perché lo abbiamo vinto sul campo. Quella squadra era irripetibile nel calcio italiano. In Champions, nei momenti decisivi, devi arrivare al massimo e anche essere fortunato nei sorteggi: noi incontrammo l’Arsenal e avevamo qualche problema.”
Cosa trasmetteva la dirigenza della Juventus e quanto era importante Capello?
“Tutto parte dalla dirigenza: competenza, serietà e voglia di vincere. Quando prendi un allenatore come Capello sai già qual è l’obiettivo. Poi vedi esempi come Buffon, Nedved e Del Piero che sono i primi ad arrivare e gli ultimi ad andare via: questo alza il livello di tutti. In quell’ambiente la parola perdere non esisteva, nemmeno in allenamento. Si andava talmente forte che Capello a volte doveva fermare le partitelle.”
Rimanere alla Juventus in Serie B è stata la scelta giusta?
“Quando sei alla Juventus non conta la categoria: mentalità e organizzazione vanno oltre. Dopo la sentenza, quando i grandi campioni decisero di restare, per noi non è nemmeno esistita l’idea di andare via. Conta l’appartenenza.”
Pensa che l’Italia andrà al Mondiale?
“Lo spero, anche perché io mi sono innamorato del calcio nel 1982. Non possiamo permettere alle nuove generazioni di non vivere un Mondiale. Serve un ricambio generazionale forte e deciso.”












