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Rinnovo farsa: la ghigliottina del fondo e il servetto al direttore

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Rinnovo

Rinnovo è la parola che doveva sigillare ventotto anni di servizio, bilanci tenuti in piedi col nastro adesivo e scudetti messi in bacheca, e che invece si è trasformata nella scure dei ragionieri di Wall Street. La parabola di Piero Ausilio si chiude nell’unico modo in cui poteva chiudersi l’avventura di un dirigente di lungo corso nell’era dei fondi americani: non con un applauso, ma con una nota contabile stampata su carta intestata.

Quella che per tre decenni è stata una storia d’amore e di furbizia tattica si è schiantata contro la fredda ottusità del foglio Excel, trasformando un doloroso addio nell’ennesima commedia dell’arte del nostro calcio, dove la gratitudine dura esattamente fino al prossimo trimestre fiscale.

Il mercanteggiare sulla pelle del club

Rinnovo, lo chiamano così. Peccato che l’offerta formulata dai vertici di Viale della Liberazione avesse tutto il sapore di un cortese invito ad alzare i tacchi. Dopo aver incassato un milione e mezzo nell’ultimo esercizio, il direttore sportivo si è visto recapitare la proposta della svolta: prolungamento di un solo anno, fino al 2028, per la modica cifra di 1,4 milioni più svariati quanto ipotetici bonus.

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Praticamente un taglio, un allineamento d’ufficio allo stipendio della manovalanza tecnica. Ausilio, che pretendeva un triennale con trecentomila euro di ritocco verso l’alto per aver cucito sul petto la seconda stella, si è sentito rifilare un manoscritto di svalutazione personale. Risultato? Un netto “no grazie”, le dimissioni irrevocabili e lo sconcerto di una proprietà rimasta a bocca aperta, convinta com’era di aver elargito una concessione principesca.

Rinnovo facciata per rattoppare il buco a bilancio

Proroga dei quadri che ora somiglia terribilmente a una corsa ai ripari maldestra. In fretta e furia, per evitare che la nave resti senza timoniere nel mezzo della tempesta, la società ha promosso il fidato vice Dario Baccin a Chief Sport Officer, regalandogli un titolo altisonante in pieno stile anglosassone per mascherare l’emergenza. Ma la pezza rischia di essere peggiore del buco. Negli uffici milanesi già si sussurra di un’imminente rivoluzione esterofila, con l’invenzione di un fantomatico “Head of Football” chiamato a fare da cane da guardia tra la presidenza e lo spogliatoio.

Mentre Ausilio saluta tra i sospiri e le lacrime di rito sul sito ufficiale, il fondo d’investimento tira dritto per la sua strada: fuori i sentimenti, dentro i tagli. Tanto, alla fine, a pagare il conto della gestione aziendale sono sempre i tifosi.

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