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Fondi d’investimento: l’assalto ai diritti tv internazionali
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51 minuti agoon

Fondi d’investimento di matrice globale e private equity sono pronti a contendersi una quota strategica delle trasmissioni televisive estera del massimo campionato di calcio italiano. Tra i colossi della finanza speculativa pronti alla carica spiccano nomi del calibro di Carlyle, Bain, Oaktree e la realtà nostrana Nextalia.
Sul tavolo c’è l’acquisizione di una percentuale compresa tra il 10% e il 20% della nuova società veicolo destinata a gestire i diritti media internazionali, inclusi i contratti di sponsorizzazione e le scommesse sportive legati al brand della Serie A. Una manovra finanziaria imponente, supportata dall’advisor JPMorgan, che valuta la nuova entità tra i 3 e i 4 miliardi di euro a fronte di un utile operativo che si aggira sui 200 milioni di euro. Con la scadenza delle offerte vincolanti fissata entro il 4 settembre, la governance del pallone nostrano si trova nuovamente al cospetto del capitale straniero.
Il nodo dell’approvazione dei club
I fondi d’investimento che cercano di penetrare in un sistema da sempre caratterizzato da frammentazione e veti incrociati. Il percorso che dovrebbe condurre all’ingresso dei capitali privati è tutt’altro che privo di ostacoli procedurali e politici. Per perfezionare la cessione e consentire l’ingresso formale degli investitori nella media company, la normativa interna della Lega impone il quorum qualificato di almeno 14 voti favorevoli su 20 società partecipanti al campionato. Si tratta di un passaggio deliberativo estremamente delicato, dove gli equilibri di potere tra le varie proprietà rischiano di compromettere l’esito dell’intera trattativa, evidenziando le storiche divergenze strategiche tra i presidenti.
I precedenti fallimenti della Lega
Si evocano scenari già visti nel recente passato del pallone italiano, segnato da tentativi analoghi finiti in un nulla di fatto. Già nel 2021, infatti, la Lega Serie A aveva intrapreso un’operazione del tutto simile nel tentativo di cedere il 10% della società di gestione dei diritti televisivi domestici a un consorzio guidato dal fondo CVC, sulla base di un’offerta complessiva di 1,7 miliardi di euro. In quell’occasione, la mancanza di una visione unitaria e il netto rifiuto di un blocco di club portarono al definitivo naufragio del progetto. L’attuale operazione sui diritti esteri rappresenta dunque il secondo tentativo di aprirsi ai mercati finanziari globali per colmare il divario economico con gli altri tornei europei.
Fondi d’investimento verso il verdetto economico decisivo
Si attende ora di capire se i presidenti del massimo campionato abbiano davvero maturato la volontà di cedere quote di sovranità gestionale in cambio di liquidità immediata. L’ingresso di colossi americani e di operatori finanziari specializzati imporrebbe un rigoroso cambio di paradigma, introducendo logiche di rendimento e controllo di bilancio tipiche del corporate finance all’interno di un sistema storicamente abituato alla gestione padronale.
Se l’asticella dei 14 consensi stabiliti dal regolamento verrà superata, il calcio italiano inaugurerà una stagione inedita; in caso contrario, si consumerà l’ennesima dimostrazione dell’incapacità strutturale delle società di fare sistema di fronte alle sfide del mercato globale.
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