Serie A
Gattuso rivendica il suo calcio: “Dimenticano cosa ho fatto”
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53 minuti agoon

Gattuso rivendica il suo calcio. Il tecnico della Lazio respinge l’etichetta del semplice motivatore: “Sono schiavo del mio personaggio da calciatore”.
Gennaro Gattuso si gode l’ottimo avvio della sua Lazio, ma approfitta della vigilia contro il Venezia per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Il tecnico non accetta che i risultati dei biancocelesti siano spiegati soltanto attraverso carattere, grinta e mentalità. Dietro c’è anche una precisa idea di calcio e, secondo Ringhio, lo stesso valeva per le sue precedenti esperienze sulle panchine di Milan e Napoli.
Alla domanda sulla capacità della Lazio di abbinare gioco e carattere, Gattuso ha infatti rivendicato il proprio passato. “Forse qualcuno si dimentica ciò che è stato fatto al Napoli e al Milan”, ha sottolineato. Con gli azzurri mancò la qualificazione alla Champions nonostante i 77 punti conquistati. Vincendo l’ultima giornata contro il Verona, ha ricordato il tecnico, il Napoli avrebbe addirittura concluso il campionato al secondo posto.
Gattuso ritiene che quelle squadre esprimessero anche un calcio di qualità. Il problema, secondo l’allenatore, è l’immagine costruita durante la sua carriera da giocatore. “Sono schiavo del mio personaggio da calciatore”, ha ammesso. Il soprannome Ringhio continua inevitabilmente a condizionare il modo in cui viene giudicato, nonostante allenare richieda caratteristiche completamente diverse rispetto a quelle necessarie per giocare.
Gattuso rivendica il suo calcio: “Dimenticano cosa ho fatto”
La dimostrazione arriva da un’altra riflessione dello stesso Gattuso. Un centrocampista con le caratteristiche che aveva lui probabilmente faticherebbe a trovare spazio nelle sue squadre. “Uno come me forse non giocava”, ha spiegato parlando della propria filosofia. Un paradosso soltanto apparente, che evidenzia la volontà del tecnico di costruire formazioni capaci di proporre gioco e gestire il pallone.
Adesso, però, c’è da pensare al Venezia. Gattuso non vuole vedere una Lazio presuntuosa dopo i risultati positivi ottenuti nelle prime giornate. I biancocelesti devono inoltre riscattare il secondo tempo contro il Milan, quando hanno subito la rimonta rossonera dopo aver chiuso la prima frazione avanti di due reti. “Non dobbiamo pensare di essere diventati bravi all’improvviso”, è l’avvertimento dell’allenatore.
Il segreto della Lazio deve quindi rimanere quello mostrato dall’inizio della stagione: sacrificio, compattezza e disponibilità al lavoro. Gattuso parla della necessità di avere “il veleno” e di scendere in campo indossando metaforicamente l’elmetto. Contro il Venezia si aspetta una partita difficile, soprattutto se i suoi dovessero sottovalutare un avversario che, a suo giudizio, avrebbe meritato qualche punto in più.
Il tecnico ha infine chiuso la porta alle vicende extracampo che coinvolgono l’ambiente laziale. Gattuso non vuole che la squadra venga distratta dall’inchiesta relativa a un presunto piano contro Claudio Lotito. Finché società e giocatori rispettano i propri impegni, il gruppo deve pensare esclusivamente ad allenarsi e preparare le partite.
Il messaggio di Gattuso è quindi doppio. Alla Lazio chiede di non perdere umiltà e spirito di sacrificio, mentre all’esterno ricorda di non considerarlo soltanto un allenatore di carattere. Ringhio appartiene al calciatore che è stato. In panchina, invece, Gattuso vuole essere giudicato anche per il gioco delle sue squadre.














