Amarcord
Ronaldo compie 50 anni: la storia del Fenomeno
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1 ora agoon
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Luca Boate
Ronaldo compie 50 anni. Dall’esplosione in Brasile alle magie con Inter e Real Madrid, passando per infortuni e rinascite: Ronaldo celebra mezzo secolo di vita.
Ronaldo Luís Nazário de Lima compie 50 anni. Per tutti, però, rimarrà semplicemente il Fenomeno. Un soprannome capace di raccontare meglio di qualsiasi statistica ciò che il brasiliano ha rappresentato per il calcio. Velocità, potenza, tecnica e dribbling convivevano in un attaccante praticamente impossibile da fermare nel momento migliore della carriera.
Ronaldo compie 50 anni: la storia del Fenomeno che incantò il mondo
La sua storia parte dal Brasile e da un’infanzia senza grandi disponibilità economiche. Il talento, però, era impossibile da nascondere. Un ruolo importante nella sua crescita lo ebbe Jairzinho, campione del mondo nel 1970, che comprese immediatamente le potenzialità di quel ragazzo. Da lì iniziò una scalata rapidissima verso il grande calcio, fino all’arrivo in Europa e alla definitiva consacrazione.
Dopo l’esperienza al PSV Eindhoven, Ronaldo esplose definitivamente con il Barcellona. La stagione 1996/97 mostrò al mondo un centravanti con caratteristiche quasi inedite. Il brasiliano riusciva a unire la forza fisica di un numero nove alla tecnica e all’accelerazione di un esterno. Bastò quell’annata per convincere l’Inter a portarlo a Milano nell’estate del 1997.
In nerazzurro nacque definitivamente il mito del Fenomeno. Ronaldo arrivò in Italia a 20 anni e conquistò immediatamente San Siro. I difensori della Serie A provarono a limitarlo con marcature durissime, ma spesso nemmeno i falli erano sufficienti. Nella prima stagione trascinò l’Inter alla conquista della Coppa Uefa, anche se lo scudetto sfumò nel celebre duello con la Juventus.
Proprio quando sembrava destinato a dominare il calcio per anni, il suo fisico iniziò però a presentargli il conto. I gravissimi problemi alle ginocchia cambiarono completamente la sua carriera. Il momento più drammatico arrivò nell’aprile del 2000 contro la Lazio, quando Ronaldo si procurò una nuova terribile lesione pochi minuti dopo essere tornato in campo. Le immagini delle sue lacrime fecero il giro del mondo.
Il Fenomeno riuscì comunque a rialzarsi. Dopo un recupero lunghissimo tornò protagonista e nel 2002 trascinò il Brasile alla conquista del Mondiale. Segnò otto gol nel torneo e realizzò una doppietta contro la Germania nella finale di Yokohama. Era la risposta più forte possibile a chi pensava che, dopo quegli infortuni, Ronaldo non sarebbe mai più tornato ai massimi livelli.
L’esperienza al Milan
Quell’estate lasciò l’Inter per trasferirsi al Real Madrid, entrando nella squadra dei Galácticos. Il rapporto con il mondo nerazzurro si incrinò, ma gli anni trascorsi a Milano rimasero una parte fondamentale della sua storia. Qualche stagione più tardi Ronaldo tornò proprio nel capoluogo lombardo, questa volta indossando la maglia del Milan. Era un giocatore fisicamente diverso, ma conservava ancora lampi della classe che lo aveva reso unico.
La sua carriera avrebbe probabilmente potuto regalargli ancora più successi. Ronaldo non ha mai avuto un rapporto particolarmente rigoroso con allenamenti e alimentazione, ma furono soprattutto gli infortuni a impedirgli di esprimere per molti anni il livello raggiunto nella prima parte della carriera. Nonostante questo, ha conquistato due Palloni d’Oro e soprattutto due Mondiali da componente della rosa brasiliana, diventando protagonista assoluto di quello del 2002.
Dietro al campione è sempre rimasto anche un uomo con fragilità e paure. Tra queste ce n’è una sorprendentemente semplice: la paura del buio. Un dettaglio quasi paradossale per un calciatore che, quando aveva il pallone tra i piedi, sembrava non avere paura di nulla.
A 50 anni, Ronaldo resta così uno dei più grandi talenti che il calcio abbia mai conosciuto. Forse la sua carriera avrebbe potuto essere ancora più ricca, ma proprio le cadute e le rinascite hanno contribuito a costruirne il mito. Perché prima ancora dei trofei e dei numeri rimangono le immagini: le accelerazioni, i dribbling, i portieri saltati e quel sorriso che accompagnava uno dei centravanti più devastanti della storia.















