Interviste
Esclusiva: Massimo Bonini
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Redazione
Esclusiva: Massimo Bonini. “Alla Juventus il secondo posto era un fallimento. Oggi serve ritrovare quella mentalità”
Davide Sacchetti ha intervistato in esclusiva (Clicca QUI per altre interviste) per Calcissimo.com Massimo Bonini, storico centrocampista della Juventus degli anni ’80, protagonista di una delle squadre più forti della storia bianconera e simbolo di sacrificio, equilibrio e mentalità vincente.
Cosa ha rappresentato per lei la Juventus e cosa rappresenta ancora oggi?
“Io ero tifoso juventino, quindi giocare in una Juventus così, con tanti italiani e campioni stranieri, è stato il massimo che potessi raggiungere. La Juventus non rappresenta solo l’Italia, ma ha tifosi in tutto il mondo.”
Come si spiega che in questi anni la Juventus abbia perso qualità?
“Ci sono dei periodi. Questo è un momento un po’ delicato. Fino a poco fa ha vinto tantissimi campionati, poi è cambiato tutto il calcio. Ha costruito tanto, come la Continassa e lo stadio. Ma io penso che la Juventus tornerà sempre, perché ce l’ha nel DNA: è una società che rappresenta il calcio nel mondo. Ho molta fiducia.”
Cosa ne pensa di Spalletti?
“Prima la Juventus non mi emozionava, adesso con Spalletti crea molte occasioni. Ha un calcio propositivo e, anche se i risultati non sempre arrivano, è una squadra che mi diverte. Mi piace vedere una squadra che prova a vincere giocando bene. È arrivato da poco, non ha iniziato a inizio stagione, ma saprà dare indicazioni giuste anche sul mercato: non conta comprare il più forte, ma chi serve davvero.”
Esclusiva: Massimo Bonini
Servono altri centrocampisti di qualità per crescere?
“Sento sempre parlare del centrocampo, ma io vedo che la Juventus ha tanti esterni. Se si fa male Cambiaso, ad esempio, manca un’alternativa. Bisogna costruire una squadra con due giocatori importanti per ruolo. Negli ultimi anni sono stati cambiati molti centrocampisti, anche bravi, ma si dà sempre la colpa a quel reparto. Per me è più un problema di organizzazione di gioco e di alternative nei ruoli.”
Che emozione ha provato arrivando alla Juventus e quanto contava la mentalità trasmessa da Agnelli e Boniperti?
“Quando sento dire che bisogna arrivare tra le prime quattro mi fa effetto. Ai nostri tempi era impensabile. Se pareggiavi, Boniperti ti chiamava subito per dirti che non andava bene: dovevi arrivare primo, non secondo. Se arrivavi secondo, era un campionato scarso. Quando arrivai, compagni come Zoff, Gentile e Cabrini ti facevano sentire il peso di quella maglia. Il pareggio non bastava, bisognava vincere sempre.”
In futuro servirà un cambio di mentalità anche da parte della società?
“Tutto parte dalla società, che deve trasmettere questa mentalità a giocatori e allenatore. Mi sembra che Spalletti abbia già fatto capire che alla Juventus non basta arrivare tra le prime quattro. Anche i dirigenti devono tornare a pensare che qui si deve vincere.”
Il calcio di oggi
Oggi esiste un giocatore simile a Bonini?
“È difficile fare paragoni. Il calcio è cambiato. Oggi tutti devono essere importanti per il gioco di squadra. Il singolo ti fa vincere le partite, ma i campionati li vinci con la squadra.”
Cosa ne pensa della qualità della rosa dell’Italia e del calcio italiano?
“Bisogna cambiare mentalità. Se guardi i campionati Primavera, spesso non ci sono italiani e questo è triste. Anche nelle squadre di seconda fascia prima giocavano italiani, oggi molto meno. Bisogna puntare sui giovani, perché ci sono. Vedere un Mondiale senza Italia è triste.”
Cosa si ricorda della tragedia dell’Heysel e di quel percorso europeo?
“Il problema è che non si può giocare una finale in quelle condizioni. Avevamo fatto un percorso straordinario, ma quella è una coppa che non puoi festeggiare. È inammissibile che qualcuno vada a vedere una partita e perda la vita. Ce ne siamo resi conto davvero solo dopo, vedendo le immagini. Le finali devono essere una festa, non una tragedia.”













