News
Bosnia, l’ultimo ostacolo degli Azzurri
Published
3 ore agoon

L’ultimo ostacolo tra l’Italia di Rino Gattuso e il Mondiale di Usa, Canada e Messico 2026 si chiama Bosnia Erzegovina. Gli Azzurri sono attesi da una sfida delicatissima, una gara da dentro o fuori che può decidere il destino della qualificazione. Dall’altra parte, però, non ci sarà un avversario qualsiasi: la nazionale guidata da Sergej Barbarez arriva alla partita con entusiasmo e consapevolezza dopo la storica vittoria a Cardiff contro il Galles, la prima di sempre per i bosniaci in un playoff.
Proprio quel successo ha cambiato la percezione della squadra balcanica. Infatti, la Bosnia Erzegovina si presenta alla sfida decisiva con la voglia di sfatare un altro tabù: battere l’Italia in una gara ufficiale. Un obiettivo ambizioso che rende il confronto ancora più interessante e carico di tensione.
Il sistema di gioco: solidità e “aria d’Italia”
La nazionale guidata da Sergej Barbarez si presenta a questo appuntamento decisivo con un’identità tattica molto chiara. Il modulo scelto è un 4-4-2 compatto e organizzato, pensato per garantire equilibrio e solidità in ogni zona del campo.
Inoltre, una parte importante dell’ossatura della squadra arriva proprio dal campionato italiano. In difesa spicca l’esperienza dell’atalantino Sead Kolasinac, leader del reparto arretrato e giocatore abituato alle sfide di alto livello. Accanto a lui cresce rapidamente Tarik Muharemovic, difensore del Sassuolo cresciuto nella Juventus Next Gen e considerato uno dei prospetti più interessanti del panorama europeo.
A centrocampo il punto di riferimento resta Benjamin Tahirovic, ex romanista, nonostante le recenti frizioni tra il commissario tecnico e il club di appartenenza. Tuttavia pesa l’assenza del doriano Hadzikadunic, costretto a fermarsi per un infortunio muscolare arrivato proprio alla vigilia della partita.
I numeri dell’attacco della Bosnia: il fattore Dzeko
Se l’Italia vuole conquistare il pass per il Mondiale, dovrà fare molta attenzione alla fase offensiva bosniaca. Durante la fase di qualificazione la squadra ha realizzato ben 17 reti, dimostrando una pericolosità spesso sottovalutata.
Il simbolo dell’attacco resta naturalmente Edin Dzeko. A 40 anni l’ex attaccante di Roma e Inter continua a essere decisivo e a segnare con continuità, come dimostrano i 6 gol in 8 gare realizzati recentemente con la maglia dello Schalke 04. Il suo fiuto del gol e la sua esperienza rappresentano ancora un’arma formidabile.
Allo stesso tempo, però, la Bosnia ha imparato a non essere “Dzeko-dipendente”. Infatti il reparto offensivo può contare anche su interpreti come Demirovic e Tabakovic, capaci di creare alternative e soluzioni diverse negli ultimi metri.
I numeri del capitano bosniaco restano comunque impressionanti. Nella storia delle qualificazioni mondiali, solo campioni come Lewandowski e Ronaldo vantano uno storico realizzativo superiore al suo. Inoltre, attenzione anche al giovane talento Alajbegović classe 2007, considerato uno dei prospetti più interessanti della Bundesliga.
Un progetto in crescita
Nonostante il 71° posto nel ranking FIFA possa far pensare a una nazionale di secondo piano, la realtà racconta qualcosa di diverso. La rosa bosniaca ha infatti un valore complessivo di circa 125 milioni di euro e rappresenta il risultato di un progetto costruito negli ultimi anni.
La vittoria di Cardiff contro il Galles ha rappresentato un momento storico per il movimento calcistico del Paese. Quel successo ha rotto il tabù dei playoff e ha dato alla squadra una nuova fiducia nei propri mezzi.
In origine il progetto tecnico era stato pensato con l’obiettivo di arrivare competitivo a Euro 2028. Tuttavia i risultati ottenuti hanno accelerato i tempi e trasformato questa qualificazione mondiale in un’occasione concreta.
Bosnia-Italia, un test anche mentale
Per gli Azzurri di Rino Gattuso si tratta quindi di una prova importante non solo dal punto di vista tecnico ma anche psicologico. L’Italia non ha mai perso una partita ufficiale contro la Bosnia Erzegovina, anche se esiste un precedente negativo in amichevole nel 1996.
Proprio per questo motivo la partita rappresenta una trappola potenziale. L’entusiasmo della squadra di Sarajevo e la consapevolezza acquisita dopo aver superato avversari come Romania e Cipro nel girone rendono la sfida ancora più insidiosa.
L’Italia dovrà affrontare la gara con massima concentrazione. In palio non c’è soltanto una vittoria, ma il sogno di partecipare al Mondiale 2026.
You may like

Romelu Lukaku sfida il Napoli: ore decisive

Tonali e Kean: “C’era tensione, ora ci manca un altro passo”

Spalletti: conto alla rovescia per il rinnovo con la Juventus

Rino Gattuso: “E’ la partita più importante della mia carriera”

Italia: dubbi a destra per Gattuso

Kolo Muani: l’idea della Juventus in uno scambio con David














