Mourinho sì, Mourinho no, Mourinho bum (se famo du spaghi)

Il nostro Gabriele Borzillo dice la sua sul possibile ritorno dello Special One all'Inter...
20.12.2018 11:47 di Redazione Calcissimo  articolo letto 101 volte
Mourinho
Mourinho

Così termina l’avventura del mio personalissimo mito da panchina, della leggenda per antonomasia, della divinità terracquea che tutto puote. Male. Finisce male.

Che poi, alla fine dei conti, il comunicato dei Red Devils non è né limpido né, tantomeno, esaustivo. C’è, in bella mostra, un “has left” - vuol dire tutto e niente - i soliti patetici e pietosi ringraziamenti (questa usanza del ringraziare a tutti i costi; di cosa cazzo ringrazi se lo stai, gentilmente o meno, sbattendo fuori di casa) e gli ancor più tristi auguri di un futuro radioso, falsi come Giuda, che se tu lo seghi malamente e quello va a vincere altrove ci fai la figura del pirla. Ma l’etichetta questo presuppone, e che etichetta sia. Del resto noi interisti siamo abituati ai comunicati di esonero; in un solo anno calcistico, il 1998/99, ne ho letti quattro. Simoni, Lucescu, Castellini e Hodgson. Anche Suning, all’inizio, non è che abbia scherzato; de Boer, Vecchi, Pioli e ancora Vecchi ma non vale, il prode Stefano Vecchi veniva ripescato dalla Primavera, era già a libro paga.

Dal momento del “has left” si è scatenata una vera o propria bagarre social: torna a casa (manco fosse Lassie), no, non ti vogliamo, ci ricordiamo del dopo partita a Madrid, quando salisti sull’auto di Florentino Perez invece di festeggiare con noi (sui festeggiamenti sono d’accordo, la macchina era quella di Jorge Mendes e la storia dell’incontro notturno con Florentino è una leggenda metropolitana paragonabile a quella dei coccodrilli nelle fogne di New York).

Il concetto, a ben vedere, è molto più semplice, al netto dei partiti del pro e di quelli del contro per mere ragioni di cuore. Mou serve all’Inter o meno? Perché questo bisogna chiedersi, i ragionamenti sulla simpatia o meno dell’uomo vanno tralasciati. Se io sono proprietario di una azienda e il mio direttore generale, che mi sta sui coglioni, porta nelle casse soldi e produce lavoro, me ne frego della mia antipatia latente; lo tengo stretto, gli aumento anche lo stipendio se necessario e non penso minimamente a liberarmi di lui per il solo fatto di essere fastidioso ai miei occhi, orecchie, udito, metteteci tutti i cinque sensi che magari fa uso di un profumo sgradevole e gli sudano finanche le mani.

Partiamo da un presupposto; personalmente NON considero Josè un bollito, uno che al calcio ha dato ma non potrà più dare. Negli ultimi sette anni ha raccolto due coppe di lega inglese, Chelsea e United, una Community Shield, United, una Europa League, ancora United, una Premier, Chelsea, più una coppa del Re, una Liga e una supercoppa spagnola alla guida del Real Madrid; senza scordarsi due semifinali di Champions di cui una persa ai rigori. Quindi, se è bollito lui, gli altri allenatori cosa sono? Cosa dovrebbero fare, abbandonare il lavoro? Chiedo per un amico. Dopodiché, se vogliamo fare quelli puntigliosi, sono d’accordo con chi afferma il concetto secondo cui Mourinho dovrebbe seguire qualche corso di aggiornamento, troppo ancorato a quel 4231 che riporta tutti i tifosi nerazzurri in una dimensione magica, fatata, con gli Eto’o terzini e i Milito a decidere campionato, coppa Italia e Champions, tre partite col timbro del principe del Bernal. Ah, a proposito, Bernal è una città di centocinquantamila anime fondata dalla famiglia Bernal, da cui il nome ovviamente, giusto per la cronaca.

Quindi, per tornare al discorso originario, Josè sarebbe utile alla causa del nuovo corso nerazzurro? Io, se non si è capito capitelo, faccio parte della setta degli adoratori dello Special One ma, proprio perché ho un ricordo unico ed indelebile di Mou - sarò sincero e mi beccherò degli sputazzi in un occhio – dico no. Non vorrei mai dovermi ricredere, non vorrei mai vedere la divinità terracquea sottoposta alla gogna mediatica non tanto di giornali e televisioni, a lui per il poco che lo conosco frega meno di zero, quanto a quella dei suoi stessi tifosi; già me li immagino, anzi me li sento, dovesse andare sfortunatamente male. Ahhh, nel 2010 ha avuto solo culo, ahhh, lo dicevo (ma cosa dicevi cosa), ahhh, lo sapevo (ma cosa sapevi cosa); perché il tifoso, passionale per definizione, spesso scorda e ripudia in fretta tutto ciò che è stato.

Ultimo appunto; Mou è un immenso condottiero, non un manager; ricordare sempre i nomi sul suo taccuino nell’anno del Signore duemiladieci, Deco e Ricardo Carvalho, poi lasciati in disparte per Lucio e Sua Maestà Wesley Sneijder, grazie al cielo, tralasciando l’insana passione per il Trivela, costato un sacco vero di eurozzi.

In sostanza; l’Inter si sta ricostruendo e, in questo momento, abbiamo in panchina un signore che fa il suo lavoro con serietà e capacità, Luciano Spalletti. Certo, di tanto in tanto sbaglia – ed io mi incazzo come un rinoceronte – ma è preparato, si è calato nella parte, cerca di dar forma ad un progetto. Circondato e supportato da una Società che sembra non essere più disposta a cambiare in corsa o seguendo i presunti desiderata della folla. I tempi dei leoni e del Colosseo sono finiti, mi auguro.

Perciò grazie Mou. Con tutto il cuore. Resterai sempre una icona nerazzurra, sempre e per sempre. E, personalmente, ti auguro tanta fortuna, lo dico con sincerità, nel tuo lavoro per il futuro; che se anche un giorno dovessi incontrarti da avversario e vincessi tu beh, mi girerebbero le palle ma nemmeno poi tanto.

Ad Maiora, Josè.