La storia di Bebeto, il campione fragile

El Bebé chorao festeggia gli anni
16.02.2019 09:00 di Luca Franzosi   Vedi letture
La storia di Bebeto, il campione fragile

José Roberto Gama de Oliveira (Bebeto)

Principali successi:

1 Campionato carioca (1986)

1 Campionato Brasiliano (1989)

1 Coppa del Re (1995)

1 Supercoppa Spagnola (1995)

1 Coppa del Mondo (1994)

1 Coppa America (1989)

Miglior giocatore Sudamericano (1989)

 

José Roberto Gama de Oliveira cresce calcisticamente nel Vitoria di Salvador, il club dove gli viene affibbiato il nomignolo di Bebeto. Soprannominato “el bebè chorao”, il bambino piagnone, è un ragazzino brevilineo e dalla costituzione fragile, dotato però di una buona velocità e di un tiro secco e potente. Nelle giovanili e nelle Nazionali minori gioca sulla trequarti e fa subito sfracelli, tanto da salire immediatamente alla ribalta nazionale: il Flamengo lo acquista a nemmeno 20 anni, e Bebeto, in squadra per alcuni mesi con il suo idolo Zico (appena prima del suo passaggio all’Udinese), vince il campionato carioca nel 1986.

Nei rubronegros diventa attaccante puro affinando dribbling e senso del gol ed è presto uno dei nomi più pregiati del calciomercato. Nel 1988 il passaggio al Vasco da Gama: il suo anno d’oro è il 1989, vince il campionato nazionale e poi la Coppa America nella Seleçao giocando in attacco in coppia con Romario. Con il Baixinho scocca subito la scintilla in campo, e Bebeto sarà il mattatore della rassegna continentale con 6 reti: è la sua consacrazione, a fine anno riceve l’ambito riconoscimento di miglior giocatore sudamericano.

Un grave infortunio non gli consente di partecipare ai Mondiali in Italia ma nel 1992 arriva la chiamata europea, da parte degli emergenti spagnoli del Deportivo La Coruna. Il primo impatto con il calcio europeo è impressionante: segna 29 volte nel primo anno della Liga, vincendo il titolo di Pichichi. Bebeto vive il periodo forse più fulgido della sua carriera, irrobustendosi fisicamente e adattando il suo stile di gioco alle difese europee. Nella stagione successiva sfiora lo scudetto, perso all’ultima giornata contro il Barcellona, e nel 1995 vince Supercoppa Spagnola e Coppa del Re.

Nel 1994, all’apice della carriera, in coppia con Romario trascina un Brasile povero di fantasia e imbottito di scarti della serie A alla conquista del suo quarto Mondiale negli Stati Uniti. L’intesa tra i due attaccanti, che fuori dal campo non si sopportano, è quasi telepatica e il ct Parreira si convince a tenere in panchina per tutta la rassegna iridata l’astro nascente Ronaldo. Bebeto segna 3 reti, la più importante contro l’Olanda, celebrata con l’esultanza iconica a “culla” per festeggiare l’imminente nascita del figlio Mattheus, poi ripresa da tanti giocatori nel corso degli anni.

Nel 1996 lascia il Depor per tornare nel Flamengo, dove ritrova Romario: l’alchimia tra i due non funziona più, i violenti litigi nello spogliatoio lo convincono ad andarsene. Nel finale di carriera gira il mondo: in sette anni veste i colori di Siviglia, Botafogo, Toros de Neza, Kashima Antler, Cruzeiro, Vitoria di Bahia e infine Vasco de Gama. Partecipa al Mondiale del 1998, ma lo passa perlopiù in panchina, scalzato da Ronaldo.