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Mr. Fabregas e Como: troppa esaltazione!
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1 ora agoon

Negli ultimi mesi si è creato un racconto quasi fiabesco attorno al Como e al lavoro di Mr. Fabregas, un entusiasmo che, a mio avviso, è andato ben oltre i reali meriti della squadra. Si è parlato di un progetto rivoluzionario, di un calcio superiore e, addirittura, di una formazione più meritevole di Juventus e Roma nella corsa alla prossima Champions League. Tuttavia, se si analizzano i fatti con lucidità, emergono diverse contraddizioni che ridimensionano questo entusiasmo.
Innanzitutto, è innegabile che il Como sia stato spesso accompagnato da episodi arbitrali favorevoli. Non si tratta di voler sminuire quanto fatto sul campo, ma ignorare questo aspetto significherebbe raccontare una verità parziale. In un campionato equilibrato come quello attuale, anche piccoli episodi possono indirizzare risultati e classifiche.
Inoltre, il campo ha iniziato a presentare il conto. La sconfitta contro l’Inter, dopo essere stati in vantaggio di due gol, rappresenta un segnale evidente: quando il livello si alza davvero, emergono limiti strutturali. A questa si aggiunge la caduta contro il Sassuolo, un altro passo falso che ridimensiona ulteriormente le ambizioni. Due partite che raccontano una verità diversa rispetto alla narrazione dominante: il Como è una buona squadra, ma non ancora pronta per competere stabilmente ai massimi livelli.
Nel frattempo, la Juventus si trova davanti a un’occasione cruciale. Con una vittoria contro il Bologna, i bianconeri potrebbero portarsi a +5, mettendo una seria ipoteca sulla qualificazione alla prossima Champions League.
Questo è il punto centrale: mentre si esaltava il Como, spesso si sottovalutava la solidità e l’esperienza di squadre abituate a lottare per certi obiettivi.
Bravi a Como e bravo Mr.Fabregas, ma bisogna guardare la realtà!
Pertanto, è necessario ristabilire le gerarchie con equilibrio. Il Como ha fatto un ottimo percorso, ma parlare di superiorità rispetto a Juventus e Roma è stato prematuro, se non addirittura fuorviante. La stagione è lunga e i verdetti si costruiscono sulla continuità, non sull’entusiasmo del momento.
Questo mio editoriale vuole riportare il dibattito su un piano più realistico: meno narrazione, più analisi. Perché nel calcio, alla fine, contano i risultati. E quelli, oggi, raccontano una storia ben diversa rispetto a quella dei cosiddetti “pro-Como”.













