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Interviste

Esclusiva: Domenico Morfeo

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Esclusiva: Domenico Morfeo

Esclusiva: Domenico Morfeo.“Il calcio di oggi è come un vero e proprio Subbuteo: infatti, mancano i fantasisti veri”.

Davide Sacchetti ha intervistato in esclusiva (Clicca QUI per altre interviste) per Calcissimo.com Domenico Morfeo, uno dei fantasisti più puri del calcio italiano tra anni ’90 e 2000. Cresciuto nell’Atalanta e protagonista con le maglie, tra le altre, di Inter, Verona e Parma, Morfeo rappresenta quella generazione di numeri 10 capaci di accendere una partita con una giocata.

Come sta vedendo questa Serie A?
“Le squadre che si sapeva dovessero stare davanti sono lì: Napoli, Inter e Milan. La Fiorentina invece non credo farà questo tipo di campionato fino alla fine, sono convinto che risalirà.”

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Lei è stato un grande fantasista: oggi nel calcio italiano si fa fatica a saltare l’uomo. Mancano i numeri 10 di una volta?
“Sinceramente è un calcio che a me non piace. Non c’è più chi fa un dribbling, un tunnel, una palla filtrante. È diventato una specie di Subbuteo: tanto possesso palla, ma poca fantasia. È un calcio che non mi diverte più.”

Esclusiva: Domenico Morfeo

Secondo lei giocatori come Yildiz, che hanno caratteristiche da numero 10, devono venire a prendersi la posizione dentro il campo?
“Quel ruolo è praticamente in via di estinzione. Il numero 10 non esiste più: chi ha quelle qualità oggi parte esterno o addirittura viene adattato da falso nove.”

C’è una partita che vorrebbe rigiocare?
“Sì, una finale di Coppa Italia che abbiamo perso quando giocavo nell’Atalanta.”

Del suo percorso all’Atalanta cosa si ricorda e che emozioni le ha lasciato?
“Bergamo è la mia seconda città. Sono arrivato lì a 12 anni, ho fatto tutto il settore giovanile. Quando torno a Bergamo, anche senza andare allo stadio, mi sento a casa. È una squadra che ho sempre tifato e che tiferò sempre.”

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Cosa si respirava prima delle partite di Champions League, quando ha iniziato a giocarle?
“Chi gioca a calcio deve affrontare ogni partita con la testa giusta. È vero, la musica della Champions ti emoziona, ma alla fine sono sempre partite di calcio. Chi ha paura, non dovrebbe nemmeno scendere in campo.”

Nel corso della sua carriera, quale allenatore l’ha formata di più?
“Cesare Prandelli è stato come un secondo padre. Con lui ho fatto le giovanili, ho vinto campionati Allievi e Primavera, mi ha fatto esordire in Serie A e poi l’ho ritrovato a Verona e a Parma.”

Che ricordi ha della sua esperienza all’Inter?
“Era una squadra fortissima, piena di grandi nomi e grandi campioni. Giocatori di quel livello oggi, sinceramente, se ne vedono pochi.”

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