Quando Udine minacciò: "O Zico o Austria!"

La città friulana in rivolta contro la federcalcio
03.03.2018 09:00 di Carlo Tagliagambe Twitter:   articolo letto 2065 volte
Zico, Udinese
Zico, Udinese

'Toccatemi tutto, ma non il mio Zico'. Il celebre slogan, oggi legato indissolubilmente alla pubblicità di un noto marchio, nel lontano 1983 ha rischiato di creare un vero e proprio caso diplomatico tra la città di Udine e la repubblica italiana. Troppo importante era infatti l'asso brasiliano per le sorti sportive dei bianconeri friulani, disposti a rinunciare davvero a tutto, ma non al celebre numero 10...

Ma andiamo con ordine. Nel giugno del 1983 Roma e Udinese annunciano l'acquisto di due fuoriclassi brasiliani destinati a lasciare il segno nella nostra serie A: Tonino Cerezo e Arthur Antunes Coimbra meglio noto come Zico. Giallorossi e bianconeri non avevano però fatto i conti con la Federcalcio, allora presieduta da Sordillo, che l'indomani bloccò i trasferimenti e cancellò di fatto l'ingaggio dei due fuoriclasse trincerandosi dietro una chiusura delle frontiere considerata necessaria per far ripartire il movimento calcistico italiano. 

Apriti cielo. Il 3 luglio una delegazione di politici friulani, capitanata dall'onorevole Gasparotto, scese a Roma per far valere le ragioni dei bianconeri dinanzi all'intero parlamento: l'obiettivo era -documenti alla mano- convinere il Ministro dello Sport che il blocco imposto dalla Federcalcio rappresentassse un vero e proprio sopruso ai danni di Udinese e Roma. 

Il tutto mentre ad Udine scoppiava la rivolta: i tifosi bianconeri si erano letteralmente riversati per le strade dellla città minacciando la secessione dall'Italia e l'adesione all'Austria al grido di 'O Zico o Austria'. 

La questione, diventata così di importanza nazionale, passò quindi tra le mani del Coni -allora presieduto da Carraro- che istituì una giuria straordinaria composta da tre esperti che avrebbero dovuto pronunciarsi sulla vicenda: il 23 luglio arrivò la sentenza che, di fatto, cancellò il veto della Federcalcio e reintegrò l'acquisto dei due fuoriclasse, con buona pace del presidente Sordillo che dovette -a furor di popolo- riaprire le frontiere...