Quando Udine minacciò: "O Zico o Austria!"

La città friulana in rivolta contro la federcalcio
03.03.2019 10:00 di Carlo Tagliagambe Twitter:    Vedi letture
Quando Udine minacciò: "O Zico o Austria!"

'Toccatemi tutto, ma non il mio Zico'. Il celebre slogan, oggi legato indissolubilmente alla pubblicità di un noto marchio, nel lontano 1983 ha rischiato di creare un vero e proprio caso diplomatico tra la città di Udine e la repubblica italiana. Troppo importante era infatti l'asso brasiliano per le sorti sportive dei bianconeri friulani, disposti a rinunciare davvero a tutto, ma non al celebre numero 10...

Ma andiamo con ordine. Nel giugno del 1983 Roma e Udinese annunciano l'acquisto di due fuoriclassi brasiliani destinati a lasciare il segno nella nostra serie A: Tonino Cerezo e Arthur Antunes Coimbra meglio noto come Zico. Giallorossi e bianconeri non avevano però fatto i conti con la Federcalcio, allora presieduta da Sordillo, che l'indomani bloccò i trasferimenti e cancellò di fatto l'ingaggio dei due fuoriclasse trincerandosi dietro una chiusura delle frontiere considerata necessaria per far ripartire il movimento calcistico italiano. 

Apriti cielo. Il 3 luglio una delegazione di politici friulani, capitanata dall'onorevole Gasparotto, scese a Roma per far valere le ragioni dei bianconeri dinanzi all'intero parlamento: l'obiettivo era -documenti alla mano- convinere il Ministro dello Sport che il blocco imposto dalla Federcalcio rappresentassse un vero e proprio sopruso ai danni di Udinese e Roma. 

Il tutto mentre ad Udine scoppiava la rivolta: i tifosi bianconeri si erano letteralmente riversati per le strade dellla città minacciando la secessione dall'Italia e l'adesione all'Austria al grido di 'O Zico o Austria'. 

La questione, diventata così di importanza nazionale, passò quindi tra le mani del Coni -allora presieduto da Carraro- che istituì una giuria straordinaria composta da tre esperti che avrebbero dovuto pronunciarsi sulla vicenda: il 23 luglio arrivò la sentenza che, di fatto, cancellò il veto della Federcalcio e reintegrò l'acquisto dei due fuoriclasse, con buona pace del presidente Sordillo che dovette -a furor di popolo- riaprire le frontiere...