Ritratto di Asprilla, fra calcio e... donne!

Il colombiano faceva discutere parecchio, in cambio e fuori
20.07.2019 12:00 di Paolo Camedda   Vedi letture
Ritratto di Asprilla, fra calcio e... donne!

"Le donne sono il mio sport preferito. Dopo il calcio". Faustino Asprilla, cui l'aforisma è stato attribuito, smentisce seccamente di aver mai pronunciato tali parole. Io gli credo: se l'avesse davvero pronunciata lui, quella frase, il calcio non sarebbe stato menzionato.

Estroverso anzichenò, Tino è un tipo che avrebbe fatto parlare di sé anche se Madre Natura gli avesse negato gambe da gazzella e piedi affrescanti. Ma, essendoseli ritrovati in un egregio bagaglio genetico prontamente trasmesso all'erede Santiago - avvistato sui campi da gioco di Charlotte, North Carolina, sul finire del 2011 - ha saggiamente pensato di metterli a frutto: Cúcuta Deportivo per iniziare, col botto, e l'Atlético Nacional di Medellín come trampolino di lancio per l'Europa. Lo accoglie il Parma, e questo ventitreenne color dell'ebano ripaga la fiducia di Pastorello e Scala.

A suon di gol, e non solo: il meglio, nella sua prima annata italiana, lo dà in primavera. Il 21 marzo, giorno d'equinozio, si presenta a San Siro al cospetto di un Milan imbattuto da partite 58, ed attende altrettanti minuti prima di togliere le ragnatele dall'angolino alto alla destra di un pietrificato Sebastiano Rossi. Un'altra meraviglia, anzi un altro paio, il 6 aprile al «Calderón», tana dell'Atlético Madrid: due gol per stendere i Colchoneros e catapultare il Parma a Wembley per la finale di Coppa delle Coppe.

Che lui salta, per infortunio. Colpa di sua moglie Catalina, ufficialmente. La signora Asprilla, pare, abbia fatto cadere una bottiglia sui cui cocci Tino sarebbe inavvertitamente scivolato; in realtà, tornato in Colombia al capezzale della madre malata, il numero undici parmense ha litigato con un conducente d'autobus a Bogotà, finendo per fracassare un finestrino a calci.

Detto dell'imparabile calcio di punizione a San Siro e della doppietta a Madrid, ci aggiungo una tripletta al Barça di Rivaldo, Figo e Luis Enrique (gli ultimi due a segno quella notte) con la maglia del Newcastle, all'esordio in Champions League dei Magpies e due gol al Monumental di Buenos Aires: Argentina - Colombia finisce cinque a zero per quelli che hanno la fortuna di ritrovarsi Tino in squadra. Bene. Ora accendete il PC e rifatevi gli occhi su YouTube, ché è giunto il momento di accantonare gol e dribbling: l'Asprilla più grande s'è visto fuori dal campo.

Eclatante, sempre. Gli piace la pesca: bene, il signore investe per un totale di dieci milioni di - compiante - lire in mulinelli e canne da pesca. Per farne cosa? Portarseli in Colombia, ovviamente, e per quale ragione? Utilizzarli nel proprio lago artificiale, chiaro. Che c'è, ti sembra strano? Forse non possiedi un lago artificiale. Be', neanch'io. Tino sì. E Tino ha anche un'altra passione, le armi. O almeno così credono i giudici colombiani, che l'hanno già condannato in un paio d'occasioni, la prima quand'era ancora di proprietà del Parma: Capodanno 1995, alle 6 e 40 del mattino viene avvertita la polizia: c'è qualcuno che spara. Pare sia Asprilla. Manca la certezza, però ci sono due pistole non registrate nella sua auto, e lui si becca un anno con la condizionale.

Presumibilmente ubriaco, a Cartagena de Indias, in discoteca, punta una pistola contro un gruppo di ragazze, obbligandole a ballare; non contento, spara otto colpi in aria. Una bazzecola, rispetto ai 29 (sì, due-nove) esplosi - con un fucile! - il 19 aprile 2008. Motivo: tre sue amiche, che stavano andando a trovarlo nella sua fattoria, erano state fermate ad un posto di blocco. Ribadisco: Tino Asprilla non avrebbe mai anteposto il calcio alle donne.