Serie A
Fabio Paratici: “Avevo chiuso col Milan, ma…”
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3 ore agoon

Fabio Paratici svela come è saltato il passaggio al Milan per ben due volte alludendo ad un possibile coinvolgimento di Marotta.
Fabio Paratici: “Avevo chiuso col Milan, ma…”
Il DS viola Fabio Paratici guarda già al futuro della Fiorentina, con la salvezza ormai a un passo, e accende i riflettori sul prossimo calciomercato: “Speriamo di trattenere Kean. Ha una clausola d’uscita importante, ma in Europa ne conoscono il valore. E aggiungo il nome di Fagioli, un centrocampista da Barcellona che gioca in Italia”.
Nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il dirigente ripercorre la propria carriera, dalle esperienze con Sampdoria, Juventus e Tottenham, soffermandosi in particolare sul ciclo bianconero: “Eravamo vent’anni avanti tutti gli altri. Un presidente visionario, un direttore sapiente, il talento che mi riconosco nel “vedere” i calciatori, gli allenatori più preparati, i giocatori più seri. E le difficoltà delle milanesi nel gestire il declino delle grandi famiglie proprietarie, questo va detto”.
Un passaggio anche sull’impatto di Cristiano Ronaldo alla Juventus, visto da una prospettiva particolare: “Fu importante per tutti come fu poi Mourinho alla Roma, un campionato ha bisogno di grandi personaggi. Il problema fu che segnando un gol a partita, Cristiano rese troppo facile la vita ai compagni, che peraltro avevano già vinto tanto. Per questo cambiammo allenatore, per provare una shakerata”.
Paratici racconta poi il rapporto con Giuseppe Marotta, figura centrale nella sua crescita professionale: “Io non ho problemi, anzi, ho imparato talmente tanto da lui…Vuole un esempio? A vestirmi. Mi prese alla Sampdoria come capo degli osservatori il giorno dopo che avevo smesso di giocare, e io continuavo ad andare in giro come un calciatore, felpa, sneakers e via così. Finché Beppe mi disse che in ufficio si va in giacca e cravatta, e a trattare i giocatori pure”.
Il caso plusvalenze e il Milan
Non manca un riferimento alla lunga vicenda legata al caso plusvalenze, che ha segnato la sua carriera: “Non mi sento colpevole di nulla. Premesso ciò, è stata un’esperienza molto pesante perché l’indagine penale è durata cinque anni e mezzo, e per sostenerla è stato necessario essere forti. Sono stato condannato per una strategia tecnico-finanziaria che ha riguardato molti nazionali, le cito Rovella, Orsolini, Spinazzola. È stato applicato un principio contabile mai visto prima e che sto aspettando di rivedere: negli atti si parla di questo e non di plusvalenze gonfiate, come invece si racconta in giro. Nel processo sportivo non ti difendi, c’è poco da fare. Quello penale ho voluto chiuderlo per ricominciare a vivere”.
Infine, il retroscena sul possibile approdo al Milan, poi sfumato all’ultimo momento: “Non in trattativa. Avevamo chiuso. Due volte nel giro di quindici giorni, mancava solo la firma. Poi mi hanno detto che non se ne faceva più niente”. E sull’eventuale ruolo di Marotta nella vicenda: “Non so, non credo, lui ha smentito. E di certo non l’ho chiamato, cosa potevo dirgli? Sei stato tu? E lui cosa poteva rispondermi? ‘Ma no, figurati…’ Acqua passata, la mia storia è Firenze”.













