DE GEA: QUANDO L'EVOLUZIONE DEL RUOLO MOSTRA I SUOI LIMITI

Il commento del nostro Ciccio Mariello alla papera di De Gea in Portogallo-Spagna!
16.06.2018 17:51 di Redazione Calcissimo  articolo letto 136 volte
De Gea
De Gea

Nel meraviglioso spettacolo del derby iberico di ieri sera oltre al gol di Nacho ed alla punizione di

Ronaldo, a balzare all'occhio è stato sicuramente l'errore di David De Gea in occasione del secondo

gol di CR7.

Ma attenzione a non cadere nell'equivoco, perché se da un lato è vero che gli errori capitano, i

portieri possono sbagliare, dall'altro bisogna sempre cercare di capire perché certi infortuni

accadano. E nel nostro caso a finire sul banco degli imputati è proprio la filosofia cosiddetta

moderna, l'evoluzione nell'interpretazione del ruolo di cui proprio De Gea e Neuer sono i maggiori

e principali interpreti.

In pratica con l'avvento del nuovo millennio, si è assistito ad un cambiamento concettuale nel modo

di stare tra i pali che ha portato gli estremi difensori a passare da soggetti attivi a soggetti passivi.

Questo da un lato è stato un cambiamento fruttuoso se analizziamo i nuovi palloni (dal Fevernova

dei Mondiali 2002 al Roteiro di Euro 2004 è diventato un altro sport, ndr) più veloci, meno stabili

nella traiettoria e quindi con un aumento sensibile della difficoltà nel bloccarli per un portiere.

Però, se da un lato ci si è dovuti adattare a questo notevole cambiamento, dall'altro si è deciso di

tralasciare le basi. Non si insegnano più (o comunque non si dedica l'attenzione necessaria) le

tecniche di presa, la postura del corpo né tantomeno si educa il portiere a leggere il gioco. Negli

anni '90 una delle prerogative era quella di anticipare le intenzioni dell'avversario, prepararsi con il

corpo e con il posizionamento tra i pali o in uscita. Per questo i numeri 1 erano soggetti attivi. Oggi

invece troviamo soggetti passivi, posture rigide (la famosa croce ne è la prova provata), ingombro

degli spazi e respinte, tante, tantissime respinte.

Insomma, che tu sappia tenere un pallone in presa non importa più e se da un lato può essere

comprensibile come dicevamo sopra, dall'altro però, quando non puoi farne a meno, ti trovi in

difficoltà. Karius ha dato un saggio di questa problematica nella finale di Kiev (sul mio sito

personale ho spiegato per filo e per segno tutti i suoi errori

https://cicciomariello.com/2018/06/06/karius-commozione-cerebrale-gli-errori-restano/ se volete

approfondire) De Gea ieri sera ha messo la ciliegina sulla torta.

Dunque, dove ha sbagliato il portiere della Spagna, considerato uno dei migliori al Mondo?

Sul tiro di Ronaldo (rasoterra e quasi alla figura), il portiere dello United decide di utilizzare un

tecnica conosciuta ad applicata anche da quelli delle generazioni precedenti; il ginocchio piegato.

E fin qui nulla di strano, dove sta il problema? Il problema sta nel fatto che le braccia e le mani sono

piatte e rigide, proprie di chi è abituato a respingere. Tanto è vero che se fate caso, in questo genere

di interventi, i portieri moderni non bloccano bensì stoppano il pallone,come se le mani fossero un

interno del piede. Solo che di solito il cuoio rimane a pochi centimetri di distanza ed è quindi

agevole imposessarsene in seconda battuta. Ma quando le cose vanno storte, ecco che arriva la

frittata. Come detto, la tecnica che prevede di piegare un ginocchio per bloccare i tiri rasoterra vuole

una partecipazione anche del tronco, braccia incluse. Le spalle vanno in avanti, il baricentro è

leggermente spostato in avanti, le braccia non sono tese ma flesse sui gomiti e le mani sono a

cucchiaio in modo da poter fermare la sfera ed eventualmente portarla al petto oppure

accartocciarcisi sopra a seconda delle circostanze. Andare con la schiena dritta, le braccia tese e le

mani piatte porta inevitabilmente ad un deficit di sensibilità che, se il pallone non è esattamente alla

figura ma spostato anche solo di pochi cm come nel caso del tiro di CR7, porta all'errore.

Dunque non si è trattato di una papera in senso stretto, bensì di un errore figlio di una filosofia che

sarà anche più moderna, ma espone a figuracce elementari...

Ciccio Mariello