Interviste
Esclusiva: Sandro Mazzola
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Redazione
Esclusiva: Sandro Mazzola. “Pelé era di un’altra categoria. L’Inter? È sempre stata la mia casa”
Davide Sacchetti ha intervistato in esclusiva (Clicca QUI per altre interviste) per Calcissimo.com Sandro Mazzola, autentica leggenda del calcio italiano e simbolo della storia dell’Inter. Campione d’Europa con la Nazionale nel 1968 e finalista ai Mondiali del 1970, Mazzola ha legato il proprio nome alla Grande Inter di Helenio Herrera, conquistando scudetti, Coppe dei Campioni e Coppe Intercontinentali. Nell’intervista ha parlato dell’Inter di oggi, della crisi del calcio italiano, dei suoi ricordi più belli e di campioni come Pelé e Ronaldo.
Esclusiva: Sandro Mazzola
Come giudica la stagione di Chivu all’Inter?
“Per me ha fatto il massimo. Non si può avere tutto nella vita.”
Lautaro Martinez può restare all’Inter?
“Io penso di sì, perché ha qualità tecniche molto importanti.”
Thuram come lo vede? Può restare a lungo in nerazzurro?
“Intanto cerchiamo di tenerlo altri due o tre anni all’Inter, poi vedremo.”
Perché oggi si fa più fatica a saltare l’uomo?
“Perché le squadre sono molto preparate dal punto di vista tattico e tecnico. Quando arrivi nelle zone decisive del campo trovi sempre grandi difficoltà.”
Secondo lei il numero 10 può ancora esistere nel calcio moderno?
“Certamente. Il numero 10 può ancora esistere perché ha sempre qualcosa in più rispetto agli altri.”
La tecnologia sta aiutando il calcio?
“Sì, secondo me lo ha migliorato. Piacerebbe anche a me giocare nel calcio di oggi.”
C’è qualche scelta che avrebbe voluto fare diversamente?
“No, è molto difficile dirlo. Sono contento di quello che ho fatto nella mia carriera.”
Lei con l’Italia ha vinto un Europeo. Cosa si porta dietro di quell’esperienza?
“Sono vittorie che ti restano nel sangue. Alzi la testa a fine partita e sei campione: sono emozioni che non dimentichi mai.”
Lei ha giocato la finale mondiale contro il Brasile nel 1970.
“Non so dire se fossero più forti dell’Italia, ma erano certamente una squadra straordinaria. Forse noi non eravamo preparati ad affrontare una squadra così forte e alla fine abbiamo perso.”
Com’era affrontare Pelé dal vivo?
“Era una categoria superiore a tutti. Quando entravi in campo e sapevi di avere Pelé a pochi metri da te, capivi già che sarebbe stata una partita difficilissima.”
Che idea si è fatto della crisi del calcio italiano
“Io penso che bisogna concentrarsi sul campo, sugli avversari e sul lavoro quotidiano, senza distrarsi con altre cose.”
Cosa manca alla nazionale?
Non le sembra che oggi alcuni ragazzi arrivino in Nazionale senza il giusto entusiasmo?
“Forse qualcuno fanno finta. Per me indossare quella maglia è sempre stata la cosa più bella che ci fosse.”
C’è un gol o un trofeo a cui è particolarmente legato?
“Ce ne sono diversi e li porto tutti nel cuore con grande affetto.”
Perché ha deciso di rimanere sempre legato all’Inter?
“Perché mi sentivo legato a quei colori e a quella maglia. Potevano arrivare tante offerte, ma il mio legame con l’Inter è sempre stato più forte di tutto.”
Qual è l’offerta più importante che ha rifiutato?
“Non risponderò mai a questa domanda. Ce l’ho nella testa, ma non la tirerò mai fuori.”
Quale compagno di squadra si porta nel cuore per le grandi vittorie?
“Direi Luis Suárez. È stato un compagno eccezionale.”
Lei contribuì a portare Ronaldo all’Inter. Come nacque quella trattativa?
“Per me era semplicemente meraviglioso. Vederlo tutti i giorni da vicino era qualcosa di speciale: era un giocatore fantastico.”
Lei è stato dirigente del Torino. Cosa pensa della contestazione contro Cairo?
“Il Torino è una grande realtà e una grande soddisfazione. Non bisogna andare contro il presidente a prescindere. Bisogna confrontarsi con lui e parlare per cercare di migliorare le cose.”













