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Lo chiamavano La Bestia

A dispetto del fisico possente, Julio Baptista col pallone ci sapeva fare… Eccome!

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Lo chiamavano La Bestia

A dispetto del fisico possente, Julio Baptista col pallone ci sapeva fare… Eccome!

Stazza da corazziere e tocco palla da futbol bailado: praticamente il sogno di ogni allenatore. 

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Del resto, non si recita il ruolo da protagonista in sei diversi campionati per puro caso: dagli esordi in Brasile (con i Tricolores del San Paolo) al grande salto in Europa.

Dapprima fu la Liga, dove la Bestia diede il meglio di sé con la maglia del Siviglia, scrollandosi subito di dosso la nomea del brasiliano effimero e poco concreto:

quasi 50 reti in due stagioni che attirarono subito le attenzioni del Real Madrid

Mica roba che capita tutti i giorni!

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Il giro del mondo 

Con le Merengues giocherà per due stagioni. In mezzo una parentesi in prestito all’Arsenal e un’altra bandierina piantata sul vecchio continente.

Quindi i due anni e mezzo alla Roma, prima di tornare in Spagna (ancora in Andalusia, ma questa volta a Malaga) e riprendere in mano valigia e passaporto.

Di nuovo in Brasile, giusto il tempo di riassaporare un po’ di aria di casa con il Cruzeiro prima della chiamata degli Orlando City dell’amico Kakà, in MLS.

E proprio quando ormai sembra finita, ecco il colpo di coda della Bestia: l’ultimo contratto arriva dal Cluj, club rumeno dove però giocherà soltanto 42 minuti prima di dire basta.

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Questa volta per davvero!

Quel poker ad Anfied

Sfogliando l’album dei ricordi della sua quasi ventennale carriera, non si può non partire dal poker rifilato al Liverpool in quel di Anfield, primo e unico giocatore della storia ad esser mai riuscito nell’impresa.

Un tennistico 3-6 finale che convince anche il proverbiale snobismo degli inventori del calcio sulle qualità della Bestia che, nell’occasione, sfodera il repertorio completo: 

calcio di punizione dai 25 metri a baciare il palo, tap in da predatore d’area di rigore (due volte) e castagna da fuori. E poco importa che, in mezzo, ci sia spazio anche per un rigore sbagliato, perché il tabellino, quel pomeriggio, ad Anfield, segnava il suo nome per ben quattro volte. 

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Come nessuno prima. Come nessuno poi. 

Il gol nel derby 

In serie A di Julio Baptista ci si ricorda soprattutto per un gol che, tra i Rioni di Roma, vale quanto un’intera stagione:

la zuccata che, su cross di Totti, ha sancito la vittoria del derby d’andata della sua prima stagione giallorossa (2008/09). 

Roba che in Curva Sud ancora se ne parla, visto che è arrivata in uno dei momenti più difficili della storia recente della Lupa, durante la prima gestione Spalletti, con i giallorossi impantanati nella parte destra della classifica. 

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E fu proprio Baptista, dato per panchinaro alla vigilia, la mossa a sorpresa del tecnico toscano per fare scacco matto, vincere il derby e risalire la china. 

Bestiale sì, ma fondamentale. Ancora una volta.

Una gioia verdeoro

Ma, forsela più grande gioia di Julio è arrivata sotto la bandiera del suo Paese, il Brasile. Con la Seleçao ha vinto parecchio: 

2 coppe America e 2 Confederations Cup. Trofei minori, certo, ma vuoi mettere ad essere decisivo in una vittoria della tua nazionale? 

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La Copa America 2007, giocata in Colombia, porta in calce la firma di Julio Baptista: tre i gol complessivi della Bestia, uno ai quarti contro il Cille, uno in semifinale contro l’Uruguay e uno, sognato da bambino, in finale contro l’Argentina.

E’ il gol che rompe l’equilibrio dello 0-0 e proietta la Seleçao verso la vittoria (3-0 il finale) contro i rivali di sempre: 

cambio gioco di Elano, Julio prende palla al limite dell’area, rientra sul destro per eludere l’intervento di Ayala, carica un siluro dei suoi e… palla nel sette. Il tutto in una frazione di secondo. Un’istantanea del bagaglio tecnico di Julio Baptista.

Lo chiamavano La Bestia, ma apparteneva ad una specie rara. Anzi, rarissima: quella dei campioni!

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