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Lewandowski: “Futuro? Penso a finire la stagione, poi vediamo”

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L’attaccante del Barcellona Lewandowski non pensa ancora al suo futuro, ma torna sull’eliminazione europea con l’Inter.

Robert Lewandowski non scioglie ancora le riserve sul proprio futuro. L’attaccante del FC Barcelona, intervistato da Sportweek, ha preferito non sbilanciarsi sul possibile addio a fine stagione, quando scadrà il suo contratto con il club catalano.

“Sinceramente oggi non c’è niente da dire. E sono sincero, eh. L’obiettivo è arrivare a fine stagione col maggior numero possibile di vittorie, gol e titoli, poi vedremo. Non ci penso e non ho deciso, al momento non è una priorità”.

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Le parole del centravanti polacco alimentano comunque le speranze di club come AC Milan e Juventus, interessati a portarlo in Serie A a parametro zero.

Lewandowski: “Futuro? Penso a finire la stagione, poi vediamo”

Nel corso dell’intervista Lewandowski ha ricordato anche il suo incrocio recente con il calcio italiano, nella semifinale di Champions tra il Barcellona e l’Inter:
“Abbiamo imparato tanto da quella doppia sfida. Abbiamo segnato sei gol ma ne abbiamo presi sette ed è chiaro, non può essere, c’è qualcosa che non va. Non abbiamo perso per merito dell’Inter ma per colpa nostra. Ripeto, ci è servito di lezione”.

Il bomber ha poi raccontato un curioso retroscena risalente al 2010, quando il Genoa aveva provato a portarlo in Italia:
“Ero ancora in Polonia e stavo per passare al Borussia Dortmund. Il Genoa voleva acquistarmi, così mi invitarono a una partita contro la Sampdoria. Volevo vedere com’era il club, lo stadio, l’ambiente, e per correttezza verso chi aveva mostrato interesse venni ad assistere al derby a Marassi. È stata l’unica volta che ho avuto a che fare con una squadra italiana”.

Lewandowski ha infine parlato del suo ruolo nello spogliatoio blaugrana, guidato dall’allenatore Hansi Flick, dove si trova a fare da punto di riferimento per molti giovani:
“Io e i miei compagni siamo di generazioni diverse, ma per me è stato abbastanza facile capirli e rapportarmi con loro. Però il processo per funzionare deve essere a doppio senso, anche loro dovevano capire come sono e chi sono. Flick ha trovato una squadra molto giovane e ha lavorato per trovare la formula migliore. Il talento da solo non basta: servono sacrificio e continuità per creare una mentalità vincente che duri nel tempo”.

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