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Esplosi tardi: cosa facevano prima?

Non tutti i big del mondo del calcio hanno avuto la vita semplice…

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Esplosi tardi: cosa facevano prima di sfondare nel calcio?

Non tutti i big del mondo del calcio hanno avuto la vita semplice: molti di loro hanno dovuto sporcarsi le scarpette nei campi fangosi e di terra battuta delle serie minori e magari nel frattempo trovarsi un’altra occupazione per mantenersi e poter continuare a sognare una chiamata che, ad un certo punto, sembrava insperabile

Che lavoro facevano prima di diventare famosi? 

Chi l’ha detto che per diventare calciatori famosi sia necessario seguire il classico ’iter’ che parte dalle giovanili e porta -magari dopo qualche anno di gavetta nelle serie minori- direttamente in una grande squadra? Quelli esplosi tardi, che lavoro facevano prima?

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Gatti

Oggi tutti parlano di lui che, in pochi mesi, dalla serie B con il Frosinone è riuscito dapprima a convincere la Juventus a puntare su di lui (si parla di un’operazione da circa 10 milioni di euro) e poi il c.t. Roberto Mancini a convocarlo in Nazionale, con cui ha esordito in Nations League nella sfida contro l’Inghilterra.

E pensare che, fino a pochi anni fa, il classe 1998 giocava in serie D, con il Verbania: i compagni raccontano che spesso e volentieri arrivava agli allenamenti sporco di vernice perché, per sbarcare il lunario, lavorava come muratore aggiustando tetti e serramenti oppure come facchino ai mercati generali.

Poi, nel giro di appena 48 mesi, la sua vita è radicalmente cambiata!

Messias

La sua è una delle favole più belle in assoluto, ma guai a dirglielo, visto che ha più volte chiarito di sentirsi artefice in tutto e per tutto del proprio destino.

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E Junior Messias ha perfettamente ragione a rivendicare i propri meriti, se è vero che è passato, nel giro di pochi anni, dall’eccellenza piemontese alla vittoria della serie A, conquistata dopo anni di duro lavoro non solo in campo, ma anche fuori, dove -per arrotondare- consegnava elettrodomestici a domicilio.

Una professione che, evidentemente, deve aver temprato la pazienza del brasiliano, che ha saputo aspettare il suo momento per scalare posizioni.

Eccolo allora a 29 anni esordire per la prima volta in serie A con il Crotone, per poi -pochi mesi dopo- trovare il gol al suo debutto assoluto in Champions League, regalando al Milan la vittoria sul difficile campo dell’Atletico Madrid.

Ma il dio del calcio aveva in serbo ancora altro per lui: la vittoria dello Scudetto, il primo grande trionfo della sua carriera. Quando si dice: meglio tardi che mai!

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Vardy

Quando si pensa al concetto di calciatore operaio, non si può non partire da Jami Vardy, uno che prima dei 27 anni la Premier League non l’aveva vista nemmeno col binocolo e che, due anni dopo, avrebbe trascinato il Leicester di Claudio Ranieri alla conquista del titolocon i suoi 24 gol.

E pensare che, per Vardy, il calcio era solo un hobby per alleggerire la durezza della sua vita da operaio: 12 ore al giorno in fabbrica a lavorare fibre di carbonio e poi dritto al campo a scaricare un po’ di stress per pochi pounds a settimana.

Praticamente un passatempo. Nel 2007 fu anche arrestato in seguito ad una rissa in un pub, pena poi convertita agli arresti domiciliari:

fu l’episodio che segnò un vera e propria svolta nella carriera di Vardy, che iniziò una lunga scalata che dalle serie minori lo avrebbe poi portato a vincere la Premier e a rappresentare la Nazionale Inglese all’Europeo del 2016 e al Mondiale del 2018.

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Zampagna

Curiosa anche la storia di Riccardo Zampagna, che fino ai 20 anni faceva il tappezziere per circa 800mila lire al mese e che, alla sera, si allenava nelle squadre dilettantistiche della sua Umbria.

Poi, dopo valanghe di gol a livello locale, la chiamata della Triestina in serie C2. Fu l’inizio di un lungo percorso che lo avrebbe portato dai campi in terra battuta fino alla serie A, passando per l’incontro con il suo mentore Serse Cosmi (all’Arezzo) e dalla gioia di giocare (e segnare ben 21 gol in una sola stagione) con la maglia della Ternana, il club che ha sempre tifato fin da quando era bambino.

Poi la chiamata del Messina, il debutto in serie A, a 30, con un gol in pallonetto alla Roma e il passaggio all’Atalanta, dove sarà eletto a idolo dai tifosi locali grazie anche alle sue proverbiali rovesciate.

Riganò

Quante ne ha passate Christian Riganò prima di diventare un calciatore famoso: partito dalla sua Lipari dove nel borsone da allenamento del Terme San Calogero infilava anche la cazzuola da muratore, a 23 approda a Messina, un punto di svolta per la sua carriera.

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Con la maglia biancoscudata sarà infatti notato da Ermanno Pieroni, che lo porterà al Taranto, in serie C: valanghe di gol che convinceranno la nuova Fiorentina(all’epoca Florentia Viola) a farne il simbolo della propria resurrezione calcistica.

E mai scelta fu più azzeccata: Riganò, fu l’assoluto protagonista della scalata viola dalla serie C2 alla serie A, accompagnata dall’instancabile coro ”Dio perdona, Riganò” cantato da tutto il Franchi.

Dopo il debutto in serie A, a 30 anni, con i viola, le esperienze a Empoli e Messina prima di un’avventura nella Liga (col Levante), prima di tornare nella mai dimenticata provincia…

Hubner

Giocatore da molti considerato simbolo di un calcio nostalgico, in cui la serie A schierava in campo i migliori talenti del mondo e, poteva di conseguenza capitare che un attaccante della sua caratura chiudesse la carriera senza nemmeno una presenza in Nazionale.

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Eppure Dario Hubner, per tutti Tatanka, i suoi gol li ha sempre fatti, in tutte le categorie, togliendosi anche lo sfizio di diventare capocannoniere della serie A a 35 anni suonati (nel 2002, a pari merito con Trezeguet), dopo aver già vinto il titolo in serie B e in serie C1.

Eppure, prima di segnare a raffica, Tatanka aveva maturato grande esperienza nel montare e smontare infissi: era questa la sua occupazione di sostegno al sogno di una vita, ossia diventare un calciatore professionista.

Torricelli

Fu lui, ad inizio anni ’90, il pioniere dei calciatori-operai delle nuove generazioni. Nato e cresciuto nella Brianza più profonda, Torricelli lavorava come carpentiere e si dedicava -tra un lavoro e l’altro- al calcio, dove giocava con la maglia della Caratese.

Qui fu notato, quasi per caso, dal Campione del Mondo Claudio Gentile, che fece il suo nome all’allenatore bianconero Giovanni Trapattoni:

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tempo di qualche amichevole estiva e il Trap intuì subito che quel ragazzo, che sembrava già destinato al prestito nelle serie minori, aveva stoffa da vendere.

E infatti, nei suoi anni in bianconero Torricelli conquistò tutti i trofei, compresa la Champions Leaguedel 1996 a Roma, arrivando anche a vestire la maglia azzurra e instaurando un profondo rapporto umano con Roberto Baggio, che lo ribattezzò Geppetto per via del suo precedente lavoro…

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