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Messi: gol, due assist e lacrime nell’addio all’Argentina

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Messi: gol

Messi: gol, due assist e lacrime. Il Diez saluta la Selección trascinandola contro il Benin, poi si commuove davanti a 85mila tifosi: “Non voglio andarmene da qui”.

Come ultimo tango, come lo hanno definito in Argentina, non è stato affatto male. Lionel Messi saluta la Selección lasciando ancora una volta il segno: due assist e un gol su rigore contro il modestissimo Benin. Il modo perfetto per chiudere una carriera straordinaria con l’Albiceleste, terminata dopo 208 presenze e soprattutto con una Coppa del Mondo sollevata da capitano.

Messi: gol, due assist e lacrime nell’addio all’Argentina

Dopo il fischio finale, però, gol e numeri sono passati inevitabilmente in secondo piano. Per Messi è arrivato il momento del saluto più difficile, quello a una maglia indossata per oltre vent’anni. “La verità è che sto parlando più di quanto abbia mai fatto”, ha ammesso il numero 10, travolto dall’emozione. Poi la confessione: “Non voglio andarmene da qui, non voglio lasciare questo campo”.

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Davanti agli 85mila spettatori presenti per accompagnarlo nell’ultima notte con l’Argentina, Messi ha ripercorso idealmente la sua lunghissima avventura con la Nazionale. E il primo pensiero è andato alla persona che più di tutte lo ha accompagnato durante la sua carriera: “È difficile parlare, ho molte emozioni, mi tornano in mente molte cose, ovviamente la prima cosa a cui penso è mio padre. È stato un orgoglio molto grande per me indossare questa maglia in questi più di 20 anni”.

Il momento più emozionante è arrivato quando il capitano si è rivolto direttamente al pubblico argentino. “Voglio solo dirvi che vi amo, che mi mancherete e che sono grato a Dio di essere argentino. Sono orgoglioso di essere argentino”, ha detto Messi.

Parole accompagnate da un lunghissimo applauso e dal coro “Olé, olé, olé, olé, Messi, Messi”, mentre sugli spalti campeggiava uno striscione capace di racchiudere un’intera storia: “Capitano Eterno”.

L’ultimo tango si chiude così: un gol, due assist e inevitabili lacrime. Ma soprattutto con l’abbraccio di un Paese al giocatore che lo ha riportato sul tetto del mondo.

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