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Messi: gol, due assist e lacrime nell’addio all’Argentina
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2 ore agoon
By
Luca Boate
Messi: gol, due assist e lacrime. Il Diez saluta la Selección trascinandola contro il Benin, poi si commuove davanti a 85mila tifosi: “Non voglio andarmene da qui”.
Come ultimo tango, come lo hanno definito in Argentina, non è stato affatto male. Lionel Messi saluta la Selección lasciando ancora una volta il segno: due assist e un gol su rigore contro il modestissimo Benin. Il modo perfetto per chiudere una carriera straordinaria con l’Albiceleste, terminata dopo 208 presenze e soprattutto con una Coppa del Mondo sollevata da capitano.
Messi: gol, due assist e lacrime nell’addio all’Argentina
Dopo il fischio finale, però, gol e numeri sono passati inevitabilmente in secondo piano. Per Messi è arrivato il momento del saluto più difficile, quello a una maglia indossata per oltre vent’anni. “La verità è che sto parlando più di quanto abbia mai fatto”, ha ammesso il numero 10, travolto dall’emozione. Poi la confessione: “Non voglio andarmene da qui, non voglio lasciare questo campo”.
Davanti agli 85mila spettatori presenti per accompagnarlo nell’ultima notte con l’Argentina, Messi ha ripercorso idealmente la sua lunghissima avventura con la Nazionale. E il primo pensiero è andato alla persona che più di tutte lo ha accompagnato durante la sua carriera: “È difficile parlare, ho molte emozioni, mi tornano in mente molte cose, ovviamente la prima cosa a cui penso è mio padre. È stato un orgoglio molto grande per me indossare questa maglia in questi più di 20 anni”.
Il momento più emozionante è arrivato quando il capitano si è rivolto direttamente al pubblico argentino. “Voglio solo dirvi che vi amo, che mi mancherete e che sono grato a Dio di essere argentino. Sono orgoglioso di essere argentino”, ha detto Messi.
Parole accompagnate da un lunghissimo applauso e dal coro “Olé, olé, olé, olé, Messi, Messi”, mentre sugli spalti campeggiava uno striscione capace di racchiudere un’intera storia: “Capitano Eterno”.
L’ultimo tango si chiude così: un gol, due assist e inevitabili lacrime. Ma soprattutto con l’abbraccio di un Paese al giocatore che lo ha riportato sul tetto del mondo.















