Serie A
Audero: “Petardo? Farò degli accertamenti, poteva andare peggio”
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3 ore agoon

Il portiere della Cremonese Audero torna a parlare dopo l’episodio del petardo raccontando quello che sta provando in queste ore.
Dopo la paura, restano i pensieri, qualche dolore fisico e una tensione che fatica a dissolversi. Emil Audero è tornato a parlare del grave episodio avvenuto durante Cremonese-Inter, raccontandolo in un’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport e al Corriere della Sera.
Audero: “Petardo? Farò degli accertamenti, poteva andare peggio”
Il portiere della Cremonese ha innanzitutto rassicurato sulle sue condizioni, pur senza nascondere il peso emotivo di quanto accaduto:
“Innanzitutto sto abbastanza bene – dice -. Almeno di testa perché ripensando a quello che è successo mi rendo conto che le conseguenze potevano essere molto più gravi. Ma è tutto molto difficile da digerire. A fine partita, una volta scesa l’adrenalina, il collo mi si è irrigidito. Ora va anche peggio perché l’orecchio fa male e pure la schiena è rigida. Nei prossimi giorni farò accertamenti per capire se c’è qualche problema, ma insomma… diciamo che poteva andare anche peggio”.
Il racconto di quei momenti è carico di paura e incredulità:
“C’erano fumogeni e petardi già nel riscaldamento, ma sono cose che succedono a cui non ho dato peso. Sembrava tutto sotto controllo, ho fatto pochi passi e poi quel botto tremendo. Un boato, come si mi avessero tirato una martellata all’orecchio, facevo fatica a sentire. Nella gamba destra vedo un taglio, il calzoncino stracciato, e sento un bruciore fortissimo. Non mi fossi spostato, poteva veramente finire molto male”.
La scelta di Audero di restare in campo
Nonostante tutto, Audero ha scelto di restare in campo:
“Capisci la situazione e non vuoi che finisca in quel modo. Dentro di me non sentivo la volontà di abbandonare. Sospendere la partita per un episodio del genere non mi andava giù. Sapevo di potercela fare. Anche se poi è successo qualcosa… Non mi era mai successo in carriera. Nel secondo tempo ho avvertito un senso di vuoto. La ferita al ginocchio mi faceva male, ma il problema era dentro di me. Un senso di delusione profondo e poca voglia di giocare. Ero in campo, stavo facendo il mio lavoro che amo da morire. Ma intanto i mei pensieri andavano al luogo dello scoppio. Poco più in là e chissà… la mano, il braccio, o anche peggio. Ho pensato: perché sono in campo? Perché sto giocando? La testa e i pensieri giravano a mille. È stata una sensazione bruttissima”.
Il rapporto con l’Inter
Alla domanda su cosa direbbe al tifoso responsabile del gesto, la risposta è diretta e carica di amarezza:
“Gli vorrei chiedere: perché? Qual è il tuo scopo: supportare la tua squadra o fare casino? Perché hai deciso di fare male agli altri e a te stesso? Spiegami il senso di tutto questo…”.
Infine, Audero ha commentato anche le parole di Beppe Marotta e di Alessandro Bastoni, che hanno sottolineato il valore del suo fair play e il ruolo educativo del calcio:
“Ho un ottimo rapporto con società e giocatori dell’Inter. Tutti, a cominciare dal presidente, sono venuti a sincerarsi delle mie condizioni. Erano preoccupati. Bastoni ha ragione. Il calcio deve trasmettere valori e ha una forza enorme in tal senso. Il calcio è divertimento, abilità, qualità, impegno e passione. Sono i principi che vogliamo e dobbiamo trasmettere. Ecco perché quello che è successo non è accettabile, specie in un momento delicato come questo. Per il mondo, per la società in cui viviamo. Chi fa cose del genere è giusto che venga punito. Severamente”.













