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De Rossi e le altre bandiere giallorosse

Non solo De Rossi: ecco chi, insieme a lui, ha scritto la storia giallorossa…

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Daniele De Rossi torna alla Roma da allenatore dopo averne vestito la maglia da calciatore per diciotto stagioni! Il suo nome resterà indelebilmente legato al club giallorosso, suo grande amore dentro e fuori dal rettangolo verde. De Rossi rappresenta infatti una delle grandi bandiere della storia romanista: scopriamo insieme quali sono…

#1 Francesco Totti 

28 anni in giallorosso conditi da 786 presenze e 307 gol Francesco Totti dalle parti di Roma è semplicemente Er Pupone, campione di generosità dentro e fuori dal campo. Fu lui a riportare lo Scudetto a Roma nella stagione 2000-01, lui a guadagnarsi la standing ovation del Santiago Bernabeu, sempre lui a guidare l’Italia campione del Mondo nel 2006.

#2 Falcao 

A proposito di leggende, prima di Totti solo Paulo Roberto Falcão aveva saputo emozionare così i tifosi della Roma. L’Ottavo Re di Roma giocò nella capitale tra il 1980 e il 1985, conquistando il Tricolore del 1983 e due Coppe Italia.

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#3 Bruno Conti 

Un’altra leggenda giallorossa e azzurra: Bruno Conti ha fatto della Roma una ragione di vita, prima da calciatore e poi da dirigente. Quasi vent’anni in giallorosso (inframezzati dalle due esperienze al Genoa), lo Scudetto del 1983, una sfilza di Coppe Italia (5 in totale) oltre alle finali (perse) di Coppa Campioni e Coppa Uefa per il Sindaco Di Roma.

#4 Daniele De Rossi 

Daniele De Rossi, o meglio Capitan Futuro, se n’è andato forse troppo presto, alla soglia dei 35 anni senza mai essere riuscito a vincere uno Scudetto con la maglia della sua Roma. Una vita in giallorosso, la sua: dal 2001 al 2019 con una sola maglia, prima della fugace esperienza al Boca Jr.

#5 Agostino Di Bartolomei 

Antidivo per eccellenza, Agostino di Bartolemei si è fatto apprezzare dai tifosi della Magica per le sue profonde doti umane: da capitano, Ago ha sollevato al cielo uno Scudetto (1983) e due Coppe Italia, ma il suo grande rimpianto resterà quella finale di Coppa di Campioni sfuggita ai rigori contro il Liverpool. Una ferita mai rimarginata che contribuì alla terribile decisione di togliersi la vita il 30 maggio 1994, esattamente dieci anni dopo quella maledetta partita.

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