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Difesa Inter, Akanji guarda avanti: “La cosa positiva è …”
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45 minuti agoon

Difesa sotto osservazione in casa nerazzurra, ma senza drammi.
Difesa Inter, i numeri raccontano un avvio da analizzare
Le prime settimane della stagione hanno evidenziato qualche crepa nel reparto arretrato, soprattutto se si considera il numero di reti incassate nelle prime sei uscite. Dieci gol subiti sono un dato che inevitabilmente invita alla riflessione, soprattutto per una squadra abituata negli ultimi anni a costruire molte delle proprie certezze proprio sulla solidità difensiva.
Manuel Akanji, però, preferisce guardare il quadro nel suo complesso e non sembra intenzionato a trasformare questo avvio in un caso. Il calcio di inizio stagione porta con sé inevitabilmente qualche incognita. Gli automatismi devono ancora consolidarsi, i nuovi interpreti devono trovare la giusta sintonia con i compagni e anche l’identità tattica può avere bisogno di tempo per essere assimilata completamente.
Nel caso dell’Inter, inoltre, c’è un elemento che lo stesso Akanji ha voluto evidenziare: la squadra sta proponendo un calcio particolarmente offensivo. Attaccare con tanti uomini significa creare maggiori occasioni, ma comporta anche la necessità di essere impeccabili quando il pallone viene perso. È proprio in queste situazioni che una squadra può concedere qualcosa in più.
Il clean sheet arriva con la Svizzera
Akanji ha avuto modo di ritrovare una sensazione che con il club ancora non era riuscito a vivere in questo avvio di stagione. Con la Svizzera, infatti, il difensore è stato protagonista della vittoria per 3-0 ottenuta a Glasgow contro la Scozia.
Una prestazione importante non soltanto per il risultato, ma anche perché la nazionale elvetica ha chiuso la partita senza subire gol. Per un difensore, mantenere inviolata la propria porta rappresenta sempre un elemento positivo, sopratutto quando arriva dopo un periodo nel quale le reti incassate dalla propria squadra sono state diverse.
Il confronto con quanto accaduto all’Inter era inevitabile. Akanji, tuttavia, ha affrontato l’argomento senza particolare apprensione, sottolineando soprattutto la capacità della formazione nerazzurra di reagire alle difficoltà. “Di solito però riusciamo a ribaltare le partite, ed è una cosa positiva“.
Una frase che racchiude una parte importante della mentalità della squadra. Essere capaci di recuperare una partita significa avere qualità e carattere, ma soprattutto dimostra che il gruppo non perde facilmente la fiducia quando si trova costretto a inseguire. Naturalmente, una squadra ambiziosa non può pensare di trasformare le rimonte in una consuetudine.
Prima o poi diventa necessario trovare maggiore continuità nella gestione delle gare e, soprattutto, limitare gli errori che possono consentire agli avversari di rientrare in partita.
Un calcio più offensivo cambia anche le responsabilità
Il punto centrale delle dichiarazioni di Akanji è probabilmente proprio questo. Il difensore non ha negato l’importanza di concedere meno reti. Al contrario, ha ribadito un concetto che appartiene alla natura stessa del suo ruolo. “Però sono contento quando non riesco a subire gol“ ( ha ammesso ) “l’obiettivo di un difensore è quello di prendere meno reti possibile. Va detto che all’Inter abbiamo un gioco diverso, più offensivo”.
Una considerazione che merita attenzione. Una squadra che sceglie di attaccare con maggiore intensità deve necessariamente accettare qualche rischio. Il problema, semmai, consiste nel riuscire a mantenere il controllo anche nel momento in cui il possesso viene perso. È una questione di equilibrio, più che di semplice atteggiamento difensivo.
Quando gli avversari riescono a recuperare palla e ripartire rapidamente, gli spazi lasciati dalla squadra possono diventare pericolosi. Per questo motivo, il lavoro dei difensori non può essere separato da quello degli altri reparti. La fase difensiva comincia spesso molto più avanti rispetto all’area di rigore. Ed è probabilmente su questo aspetto che l’Inter dovrà continuare a lavorare nelle prossime settimane.
Difesa Inter : Akanji deve ancora trovare la piena continuità
Per il difensore c’è poi una questione individuale. Il suo rendimento non è stato ancora quello che il difensore svizzero vorrebbe probabilmente raggiungere. Non è semplice inserirsi immediatamente in un nuovo sistema e costruire automatismi con compagni che hanno caratteristiche e movimenti differenti rispetto a quelli ai quali era abituato. La qualità e l’esperienza non sembrano comunque mancare.
Quello che serve è soprattutto continuità. Un difensore centrale deve conoscere alla perfezione i tempi di uscita dei compagni, capire quando accorciare e quando invece proteggere la profondità. Deve inoltre riuscire a comunicare costantemente con chi gli gioca accanto. Sono dettagli che spesso non emergono nelle statistiche, ma che possono decidere una partita.
Per questo motivo sarebbe probabilmente prematuro attribuire a un singolo giocatore la responsabilità dei dieci gol incassati. La fase difensiva riguarda l’intera squadra e deve essere analizzata nel suo complesso.
La risposta arriverà nelle prossime partite
Il dato resta comunque significativo. Dieci reti subite in sei partite sono sufficienti per accendere una spia, soprattutto in una squadra che vuole competere ai massimi livelli. Allo stesso tempo, però, non è ancora il momento di trarre conclusioni definitive. La stagione è lunga e il margine per correggere gli errori è ampio.
Akanji sembra avere ben chiaro il percorso. Da una parte c’è la necessità di migliorare la fase difensiva, dall’altra la consapevolezza che l’Inter possiede la forza offensiva necessaria per ribaltare le situazioni complicate. Il vero salto di qualità arriverà quando queste due caratteristiche riusciranno a convivere con maggiore continuità: attaccare senza perdere equilibrio, creare occasioni senza concedere troppo e, soprattutto, imparare a chiudere le partite senza dover necessariamente inseguire.
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