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Fino alla fine

Fagioli: “Giocavo per noia e non mi allenavo al 100%”

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“Non dico ancora di esserne già uscito, sicuramente è stato un periodo molto difficile e il percorso non si conclude in cinque mesi. Ma sicuramente sto facendo in modo di uscirne definitivamente. Cosa mi spingeva verso il gioco? Il principale motivo credo sia stato la noia”. Nicolò Fagioli si è raccontato così agli studenti di Condove, in Piemonte, nel secondo incontro pubblico dei dieci in cui dovrà sottoporsi per azzerare la parte di misure alternative alla squalifica. Come nel primo incontro che si è tenuto il 17 gennaio all’Ordine degli Psicologi del Piemonte, il centrocampista della Juve è stato accompagnato dal dottor Paolo Jarre, lo specialista in tematiche legate all’azzardo patologico che lo segue.  

“Per una comunità consapevole, seriamente giocosa”, finanziato dalla Regione Piemonte e portato avanti da Asl To3 e cooperativa Terra Mia. “Sto bene, son felice di essere qua: dico ai giovani di non cominciare neanche a scommettere e di coltivare i loro sogni – ha detto Nicolò -. Un anno fa è stato il periodo più difficile perché avevo problemi causati dal gioco. In quei casi diventa complesso gestire tutto da solo e a quel punto ho capito che dovevo chiedere aiuto. Cosa mi spingeva a mettere tanto denaro nel gioco? Forse avevo tanto tempo libero, la noia mi portava a giocare. Penso sia stata questa la principale causa: è cominciata così, ma dopo tempo è diventata una malattia”.  

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