Così CR7 diventò il migliore

22.06.2022 10:38 di Redazione Calcissimo   vedi letture

Appena sbarcato a Manchester dal Portogallo, Cristiano Ronaldo era un giovanotto arrogante, che non mollava mai il pallone: fu Walter Smith, all’epoca assistente di Ferguson, a far capire a CR7 che non poteva tenersi la palla tutta per lui… Così quel ragazzino talentuoso, ma ancora acerbo, diventò il migliore al mondo:

Cristiano ha avuto un ambientamento difficile nello spogliatoio. C’erano volte in cui teneva troppo il pallone e nelle sue scelte non era ancora il fenomeno che è ora. E quindi ha passato momenti complicati, gli hanno fatto comprendere realtà poco piacevoli. Come quando Walter Smith, l’assistente di Ferguson, ha deciso di non fischiare calci di punizione nelle partitelle. E io so per certo che era per Ronaldo. Di conseguenza ci lanciavamo uno contro l’altro e Ronaldo prendeva un sacco di calci. Non che prima ci andassimo piano, ma almeno se ti facevano fallo prendevi il calcio di punizione. E quindi Cristiano ti provocava in modo da farsi fare fallo, rideva e si riprendeva il pallone. Quindi Walter ha deciso che da quel momento in poi in allenamento i falli non sarebbero più stati fischiati. E per due settimane Ronaldo ha dato di matto: ‘chi è questo tizio scozzese? Cos’è questa storia?’. In pratica, gli facevano fallo comunque, ma stavolta sapeva che non glielo avrebbero fischiato.

Colpo di genio 

L’intuizione di Walter Smith si rivelò efficace, perché, a forza di prendere calci, Ronaldo imparò finalmente a dar via il pallone:

E onestamente è incredibile con quanta velocità Ronaldo abbia imparato a passare il pallone appena lo riceveva e a scattare, perchè così sapeva che non gli potevano fare fallo. E a quel punto, era anche inutile tenere la regola in vigore. In quel periodo ha anche cominciato a segnare di più e a trovarsi più spesso vicino alla porta. Sembra una stupidaggine, ma credo che nella seconda metà della stagione in cui c’è stato Walter Smith sia migliorato tantissimo. Anche prima era già cresciuto molto, ma ricordo benissimo che per qualche settimana si è lamentato di continuo, salvo poi, all’improvviso, imparare a passare di prima e correre senza pallone. È come se in lui fosse scattato qualcosa che gli ha fatto capire che facendo così, con le sue capacità fisiche, sarebbe diventato ancora più pericoloso. Un colpo di genio dell’allenatore, senza ombra di dubbio.
 

Fernando Pascucci