Liverpool-Milan, i ricordi di Kakà

15.09.2021 11:02 di Gabriele Cantella   vedi letture
Liverpool-Milan, i ricordi di Kakà

Liverpool-Milan, una sfida che a Ricardo Kakà evoca dolci ricordi, quelli della finale di Champions 2007…

Piano divino

A distanza di due anni, il destino offre al Milan l’occasione di vendicare la tragica sconfitta subita per mano del Liverpool a Istanbul, un’opportunità che Kakà non ritiene casuale:

Sono coincidenze bellissime che il calcio ti offre, ma io non parlo di coincidenze perché credo che questi eventi accadano perché c’è un disegno Divino. A differenza di molti, per me è stata una manifestazione della volontà di Dio. Ed è stato così bello avere la possibilità di giocare questa partita. A me non piace definirla una rivincita o una vendetta. Credo sia troppo. Avere la possibilità di incontrare ancora la stessa squadra in Finale, credo sia qualcosa di meraviglioso. Un evento raro e a noi è capitato.

Killer instinct 

Per quanto fortuito, neppure il primo gol di Pippo Inzaghi a Liverpool fu casuale, Kakà ne è convinto:

Il primo gol fu bellissimo perché quando Pippo inizia a correre, non sta guardando la palla. È stato un gesto di istinto perché aspettava una eventuale respinta del portiere. Quindi quando Pirlo stava per calciare la punizione, se il portiere l’avesse respinta, lui sarebbe stato il primo ad arrivare sulla palla. Pirlo batte e Inzaghi sta già correndo per andare a prendere la respinta. La palla sbatte sulla sua spalla e finisce in rete. E Lui esulta.

Intesa perfetta 

Il raddoppio di Inzaghi nasce dall’intesa perfetta tra Super Pippo e Kakà:

L’intesa che avevamo era incredibile, non sono con Pippo Inzaghi, ho sempre avuto grande intesa con tutti gli attaccanti con cui ho giocato in carriera. Ma con Pippo era dovuto a quanto avevamo giocato insieme, questo aveva creato quella grande intesa. E per quanto riguarda il secondo gol in finale Pippo è sempre stato un grande attaccante, un grande bomber. Alle volte era imprevedibile. Non segnava gol facili, ma riusciva in gol difficili. Aveva quell’imprevedibilità che non ti faceva capire come avrebbe calciato. Sapevo perfettamente i movimenti che avrebbe fatto, ma quando è arrivato il momento del tiro, era davvero imprevedibile. Quando si è allargato e ha tirato, la palla non poteva che finire lì, sotto la pancia del portiere. Fu tutto eseguito nei minimi dettagli per fare quel gol.