Lo Strillo di Borzillo - Tomo Tomo, Cacchio Cacchio

05.10.2021 08:00 di Redazione Calcissimo   vedi letture
Lo Strillo di Borzillo - Tomo Tomo, Cacchio Cacchio

Sosta inutile del campionato, dannosa per chiunque, anche per gli steward fuori dallo stadio. Ci stavamo divertendo, ci vuole il genio nemmeno troppo nascosto di coloro ai quali piace così tanto il calcio della gente per fermare, di nuovo, la macchina. C’è la Nations League, accipicchia, e i sudamericani voleranno dall’altra parte dell’oceano per non tornare in tempo utile alla partita del sedici ottobre, trasferta romana contro la Lazio appena mazzolata duramente dal Bologna di Sinisa. Battimani e tutti in piedi, cantando inni e peana alle autorità calcistiche euromondiali, occupate chi a leggere bilanci chi a proporre mondiali ogni quattro mesi, che due anni sono tantissimi tra un appuntamento e l’altro.

Ma parliamo di noi. Parliamo di Inter.

Ammetto, candidamente, di non aver visto la partita in diretta, impegni improrogabili mi hanno trascinato lontano da Reggio Emilia. Però l’ho seguita a spizzichi e bocconi su cellulari vari, incazzandomi come un riccio per una buona sessantina di minuti prima di esplodere in un urlo liberatorio fantozziano di fronte all’immensità del mare di notte. Ma, poiché dovevo scrivere a riguardo, da bravo studente studiante, appena rientrato a casa nella serata domenicale, ho rivisto la gara, incazzandomi ancora nonostante già conoscessi l’esito finale. E mi sono anche preoccupato della cosa, in effetti.

Balzano agli occhi un paio di particolari, immediati: Calhanoglu non gioca nella sua posizione e rende come potrei rendere io, collezionando oltretutto una lunga serie di insufficienze in pagella da chiunque, per chiunque intendo chiunque, e Correa pare attanagliato da una paura inconscia non si capisce bene di cosa quando basterebbe – a uno come lui – giocare facile per aiutare sé stesso e i propri compagni. Oltre ciò non disdegnerei un altro paio di appunti: Bastoni non sembra sereno, è così dalla scorsa convocazione in Nazionale, quando giocò titolare nello scontro, si fa per dire, coi modesti lituani. Se ricordate bene si parlava, all’epoca, di un leggerissimo infortunio per il giovanotto di Casalmaggiore, provincia della città delle tre T, Cremona. Forse ma forse, diceva Epifanio, sarebbe stato meglio fermare il ragazzo, cambi in panca ci sono e nemmeno di secondo o terzo livello aggiungo io prendendomene la responsabilità. Invece Alessandro gioca continuamente e, dal mio punto di vista, ovvio, senza la tranquillità necessaria. Così come non è tranquillo nemmeno Di Vrij, ultimamente in calando dopo stagioni pazzesche. Intendiamoci, nessuno provi nemmeno per sbaglio a cavalcare l’onda del vendiamoli che tanto in giro troviamo altro, perché meglio di così non si trova in senso assoluto. Credo solo in un filo di turnover usato con maggior regolarità, magari adesso che dietro si balbetta di troppo in troppo.

Però è innegabile un fatto: l’Inter è potenzialmente fortissima. Inzaghi, che nello specifico legge le partite meglio ed è molto più reattivo del suo predecessore, cambia spesso sfruttando appieno le chances offerte dalla panchina: casomai, qui entriamo nei misteri misteriosi del pallone, è l’undici iniziale a caracollare spesso e volentieri senza un se e senza un ma per il terreno di gioco. Sia chiaro, stiamo davvero facendo le pulci, cercando nello specifico ciò che non funziona. Ma il dato di fatto, a oggi, è che l’Inter, così brutta che gioca mezz’ora a partita, è lì, appena dietro le due battistrada. E che quel rigore, acciderba, oggi ci avrebbe messo a due punti due dal Napoli. Il tutto, ripeto, giocando maluccio assai. 

Non oso immaginare quando tutto filerà per il meglio. Perché filerà, ci scommetto senza la minima riluttanza.
 

Gabriele Borzillo