Lo strillo di Borzillo - Questione di feeling (col gol)

L'appuntamento settimanale con Gabriele Borzillo
21.09.2021 07:00 di Redazione Calcissimo   vedi letture
Lo strillo di Borzillo - Questione di feeling (col gol)
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L’Inter vince, stravince, convince e viva l’Inter, allora. Perché sì, perché dopo la sconfitta più insensata e immeritata degli ultimi anni – per ciò che ricordo da quando guardo le partite io, e sono anni – c’era già chi metteva in dubbio tutto quanto: non siamo squadra, dove vogliamo andare, non siamo all’altezza erano le più gettonate, le potete trovare ancora sui vari social che danno voce a tutti, ma proprio tutti direi. Dimenticandosi, come invece ha ricordato a chi ha la memoria corta Simone Inzaghi giusto l’altro ieri, di come i nerazzurri abbiano bersagliato la porta di Courtois con ben diciannove tiri non cavando un ragno dal buco e trovando un portiere che ha sfoderato la sua miglior prestazione da tempo a questa parte mentre, contro il Bologna, sono bastati “solo”, si fa per dire, diciotto tiri per segnare sei reti. Il calcio, si sa, è anche questa roba qui. L’Inter ritrova il sorriso, anche se per dirla tutta non lo aveva mai perso raccontano quelli bravi che quotidianamente frequentano Appiano Gentile, proprio alla vigilia di un ciclo terribile. i colori del cielo e della notte saranno opposti a, nell’ordine, Fiorentina, Atalanta, Shakhtar, Lazio (forse senza sudamericani, grazie al geniale calendario internazionale), Sheriff e Juventus. Un mese terribile – lo è anche per gli altri, certamente – utile a dare una dimensione reale di una squadra che ha cambiato molto ma non sembra, almeno guardando queste prime giornate, aver risentito più di tanto del mercato estivo. 

Al di là dei sei gol, poi c’è chi dice eh ma noi abbiamo giocato e l’Inter ha segnato, però il calcio è bello perché ciascuno può esprimere la propria opinione e vedere la propria partita, la partita col Bologna ha lasciato in eredità considerazioni importanti. La prima: Dumfries sembra forte vero, non si va beh è un ripiego. Il ragazzo di Rotterdam, è tempo che cerchiamo di raccontarlo, è completo più di chi lo ha preceduto. Non più forte, attenzione, più completo, è diverso. Non ha gli strappi e le accelerazioni di Achraf, quelle non le ha nessuno al mondo attualmente, ma ha maggior capacità nel difendere la zona e piede più educato, oltre a nessun timore reverenziale verso l’avversario di turno che cerca sempre di saltare trovandosi in uno contro uno. È più maturo, semplicemente.

Il centrocampo a tre così strutturato con Brozo cervello pensante – non solo pensante, molto ben pensante mi vien da dire – e due mediani ai lati, l’incursore di turno e Barella che guai a chi lo tocca, sopporta e supporta meglio la difesa oltre a, contemporaneamente, offrire assistenza maggiore a chi aspetta il pallone là davanti.

Dzeko, se si mette a fare il terminale offensivo senza tornare cento volte a metà campo sfiancandosi, rimane uno dei centravanti più forti tecnicamente e tatticamente d’Europa e, negli ultimi sedici metri, riesce a mantenere quella freddezza necessaria a trasformare in rete le occasioni costruite dai compagni.

I nerazzurri, con i loro quindici gol, sono l’attacco più prolifico della serie A. Non solo. Questi quindici gol portano la firma di nove diversi calciatori, segno evidente di come gli schemi offensivi di Simone Inzaghi, sulla falsariga di quelli contiani della passata stagione, siano producenti non solo a chi vive la propria vita pallonara a ridosso degli ultimi trenta metri, intorno all’area avversaria insomma. Tutti segnano nell’Inter, tutti sono potenzialmente attaccanti pericolosi.

E ci piace tanto.

Alla prossima.