Lo strillo di Borzillo - Finisce quando arbitro fischia tre volte

Il punto in casa Inter a firma di Gabriele Borzillo
30.04.2022 11:59 di Redazione Calcissimo   vedi letture
Lo strillo di Borzillo - Finisce quando arbitro fischia tre volte

Certo, è inutile stare a raccontarsi che va tutto bene, tutto è bello, non ci sono problemi, andiamo avanti così. C’è poco da andare avanti così, c’è da giocare a pallone vincendo tutto quello che si presenta poi, alla fine della fiera, quando l’arbitro di Inter-Sampdoria fischierà tre volte sancendo la fine dell’ultima partita del campionato 2021/2022, tireremo le somme. Tutti quanti. Tifosi, simpatizzanti, giocatori, dirigenti, allenatore e proprietà.

Sì, anche la proprietà, che deve decidere cosa vuole fare da grande. Perché se il progetto è vendiamo per incassare reinvestendo il venti per cento non va bene, con tutto l’affetto verso chi, comunque, ci ha portati a vincere ed essere competitivi da un triennio a questa parte. Magari con alterne fortune, intanto però siamo tornati là in cima. Oppure bisogna schiarire la memoria di chi non ricorda, volutamente o meno, l’impazzire con esaltazione annessa per un quarto posto che significava Champions? Perché negli anni precedenti vivacchiavamo tra il poco e il nulla, giusto per chiarire.
 

Però, tendo a ripetere il concetto a rischio di venir tacciato di sano rincoglionimento, prima di scrivere la qualsivoglia fine su questa annata calcistica tanto assurda quando ricca di suspense, di rado ricordo colpi di scena praticamente tutti i fine settimana come in questo campionato, aspettiamo che tutto termini. Oggi diamo per scontato l’aver perso la qualunque, gettata al vento dopo una prestazione incolore e inodore in quel di Bologna: mezz’ora di ottimo pallone, gol pazzesco di Ivan, raddoppio buttato via per troppa sicurezza, poco cinismo, tanta presunzione, chiamatela un po’ come cazzo preferite (e scusate per il preferite) poi, subito il pareggio - provo imbarazzo per la scelta, in campo, di lasciare Arnautovic (un metro e novantatré per una novantina di chili) con Dimarco (uno e settantacinque per poco più di settanta chili) e mi chiedo dove fosse mai De Vrij, serata pessima la sua, una delle peggiori da quando è all’Inter ma il cattivone sarà sempre e per sempre Radu, onesto portiere da squadra discreta con un agente forse un filo pretenzioso – l’Inter si è sciolta, liquefatta, squagliata, diciamo pure disattivata.

Certo, solo Doveri non si è accorto del fallo evidentissimo subito da Perisic e da cui parte l’azione del pareggio bolognese: ma non mi piace fare gnegnegne, non mi piace lamentarmi quando manca più di un’ora alla fine della partita. Perché un conto è se il tutto fosse avvenuto al minuto trentadue del secondo tempo, allora avrei capito il nervosismo, l’ansia, l’ossigeno che manca. Scusatemi, ammetto uno dei miei limiti, non lo capisco proprio. Dicevamo: ora diamo per scontato aver perso tutto. Io, opinione personale, non assegno ai miei più del quindici per cento di possibilità, e non perché il Milan sia fortissimo e imbattibile, molto più semplicemente perché ho visto le ultime due della Fiorentina e il periodo pallonaro dell’Atalanta. Ma anche fossero l’un per cento quelle possibilità beh, si gioca e si cerca di vincere. Non ci si scioglie nel nulla per un episodio contrario.

Detto questo mi aspetto un’altra Inter a Udine, sulla falsariga di quella che a Bologna ha dominato in lungo e in largo per mezz’ora, creando perlomeno sei palle gol oltre alla rete di Ivan. Ecco, voglio – non vorrei – quell’Inter lì. Da qui a fine campionato. Poi, se gli altri saranno stati più bravi, tanto di cappello. Cominciamo a vincerle tutte, poi vedremo.

Alla prossima.

Gabriele Borzillo