Lo strillo di Borzillo - Che peccato!

Il punto in casa Inter a firma di Gabriele Borzillo
25.10.2021 13:46 di Redazione Calcissimo   vedi letture
Lo strillo di Borzillo - Che peccato!
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Sì, che peccato. Perché, sommati ai tre di Roma, questi sono altri due punti letteralmente buttati nel cesso. In una partita dove gli avversari non tirano mai pericolosamente verso la tua porta, e per mai intendiamo mai, ma mai mai. Peccato perché, così come a Roma, ti trovi con una manciata di nulla invece di una vittoria ineccepibile, pulita, sacrosanta. Così come a Roma comandi il gioco per lunghi tratti, non ammazzi calcisticamente la partita e prendi gol senza un perché: o, meglio, un perché cerchiamo di trovarlo, viste le polemiche del dopo gara. Il protocollo VAR racconta, ci hanno detto, che quando l’arbitro vede un’azione di gioco, ha campo libero di fronte a sé, sta a lui giudicare, in un eventuale contatto, la gravità o meno dello stesso. L’uomo che sta davanti al televisorino, a meno di errore grave ed evidente del collega, NON ha alcun dovere di intervenire. Mariani, piazzato più che bene in occasione del calcio di rigore poi concesso alla Juventus, decide di continuare sul contatto tra Dumfries, scomposto e ingenuo nell’occasione, e Alex Sandro. Però Guida decide che no, il protocollo si può anche rivedere in corsa, giudicando in sostanza grave ed evidente errore quello di Mariani,  richiamandolo a rivisitare l’azione. Il contatto c’è,  seppur risibile e minimo, inutile stare a parlarne. Mariani, davanti alla moviola, che NON è VAR, altro non può fare se non indicare il dischetto. 

Così la Juve, che non aveva combinato il vero nulla per ottantotto minuti, pareggia con Dybala. Fine della bella storiella, fine del protocollo VAR attuale: sia chiaro, da oggi chiunque può intervenire anche se l’arbitro centrale giudica di poco conto uno scontro di gioco. Perché, altrimenti, c’è qualcosa che non funziona, caro Rocchi. Spieghi Lei, cortesemente.

Al netto di questa favolosa storiella l’Inter perde, dicevamo, due punti: li regala letteralmente, così come ne aveva regalati tre la domenica precedente alla Lazio. Natale è lontano ma noi siamo già in clima, portiamoci avanti che gli ultimi giorni c’è sempre coda nei negozi.

I nerazzurri, ripeto, giocano una buona partita: Simone Inzaghi mette sotto Allegri tatticamente per larghissimi tratti di gara, laddove veramente faccio fatica a ricordare azioni degne di nota da parte dei bianconeri. Poi, però, c’è sempre l’inconveniente dietro l’angolo. Inzaghi junior, che nelle prime giornate di campionato ha saputo spesso e volentieri far girare le partite grazie ai cambi azzeccati, sbaglia le sostituzioni. Come già a Roma toglie dalla mischia, incomprensibilmente, Perisic, sempre tra i migliori e lancia Dumfries, proveniente da una prestazione perlomeno balbettante in Champions. Che poi bisogna avere pazienza è vero. Che bisogna razionalizzare altrettanto. Che sette punti dalla prima avevamo domenica scorsa e ancora sette ne abbiamo è realtà. Che il campionato è lunghissimo nessuno lo può negare. Ma, santi numi del pallone, qual è l’arcano motivo per cui, fuori il croato, non lo sostituisci con Di Marco, che quel ruolo fa da tempo immemore? O, ancora, per quale misteriosa ragione non vedo mai alzarsi D’Ambrosio, Ranocchia, gente con le palle e la capacità di gestire determinate partite o situazioni, dall’alto di un notevole bagaglio di esperienza? 

Io spero, davvero, che Simone Inzaghi ragioni su queste piccole, mica troppo, rimostranze: perché non si può sbagliare l’arma dei cambi, soprattutto con avversari del tuo livello o di poco inferiori.

È andata così: io la testa non me la fascio proprio, di strada da percorrere ce n’è ancora. Ma, in determinate circostanze, preferisco andare sull’usato sicuro che proseguire il processo di ambientamento. Quello, magari, in partite più semplici.

Gabriele Borzillo