Ignazio Arcoleo e il "Palermo dei Picciotti"

Nell'estate del 1995 un Palermo ricco di giovanotti di belle speranze ha la meglio sul Parma di Zola e Stoichkov.
19.05.2020 11:00 di Gabriele Cantella   Vedi letture
Il Palermo dei Picciotti
Il Palermo dei Picciotti

Nell'estate del 1995, Giovanni Ferrara rileva l'intero pacchetto azionario del Palermo Calcio, separandosi dal suo ex socio, Liborio Polizzi. La società rosanero versa in serie difficoltà economiche, ma il neo presidente riesce comunque a pagare gli stipendi arretrati e ad iscrivere regolarmente il club al campionato di Serie B.

I soldi a disposizione sono pochi e in sede di calciomercato bisogna arrangiarsi con la forza delle idee. Le idee di un allenatore, che di Palermo è figlio e che del Palermo è stato calciatore e simbolo a cavallo degli anni '70, il suo nome è Ignazio Arcoleo.

Reduce da tre stagioni alla guida del Trapani, che ha condotto a un passo da una storica promozione nella Serie cadetta, Arcoleo approda sulla panchina rosanero e attinge a piene mani dal settore giovanile per infondere nuova linfa a una squadra che aveva nell'ex viola Iachini l'elemento di maggior esperienza.

Ed è proprio intorno al mediano di Ascoli Piceno, che Arcoleo costruirà il "Palermo dei Picciotti", così ribattezzato perché in larga parte formato da giocatori nati e cresciuti nel capoluogo siciliano. Dalla Primavera verranno promossi in Prima Squadra i giovani Tedesco, Galeoto e Assennato, che andranno ad aggiungersi ai più navigati, Berti, Di Già, Rizzolo, Scarafoni e Pisciotta e dall'Acireale verrà prelevato il talentuoso esterno offensivo, Gaetano Vasari, fortemente voluto da Arcoleo, che lo aveva lanciato a Trapani.

Ogni quartiere della città è ben rappresentato all'interno della rosa, da Piazza Indipendenza a Borgo Vecchio. Quando, alla vigilia dell'esordio in Coppa Italia contro l'Acireale, mister Arcoleo annuncia ai dirigenti l'undici titolare che ha scelto di mandare in campo, il presidente Ferrara sbotta, sicuro che quella formazione andrà incontro a una sonora sconfitta: "Ma lei lo sa - domanda il presidente al suo allenatore - quanto vale per noi questa partita?". "Presidente, se vuole me ne vado, fate voi la squadra" - risponde calmo Arcoleo.

E invece resta e vince la partita schierando quell'undici che il presidente vedeva spacciato. Ma il meglio deve ancora venire: il 30 agosto 1995, il Parma di Nevio Scala, fresco vincitore della Coppa Uefa, si presenta alla Favorita per il secondo turno di quella che oggi si chiama Tim Cup.

Quello gialloblù è uno squadrone, Zola, Dino Baggio, il pallone d'oro Stoichkov e i futuri campioni del mondo Buffon e Inzaghi sono solo alcuni dei nomi che si possono leggere scorrendo la rosa emiliana. Sulla carta non c'è confronto, ma la carta è una cosa è il campo un'altra. E il campo dice che i Picciotti di Arcoleo mettono alle corde il Parma e lo mandano al tappeto con tre colpi da ko ben assestati, gentile omaggio di Caterino e Vasari, autore di una straordinaria doppietta. Il Palermo ai palermitani, una formula vincente.