18 Maggio 1994, l'arroganza di Cruijff e la lezione di Capello: Milan-Barça 4-0!

Il Diavolo torna sul tetto d'Europa umiliando il favoritissimo Dream Team blaugrana.
23.05.2019 10:00 di Gabriele Cantella   Vedi letture
Desailly esulta
Desailly esulta

Atene, 18 maggio 1994. Milan e Barcellona si contendono la Champions League in una finale dall'esito già scritto. Da una parte il Dream Team blaugrana, guidato in panchina dall'ex profeta del gol, Joan Cruijff, un'Invincibile Armata, capace di stritolare qualunque avversario.

Dall'altra, una squadra "mediocre e prosaica", Cruijff dixit, destinata a recitare il ruolo ingrato dell'inerme sparring partner al cospetto dei pesi massimi Romario e Stoichkov. Per il Barca si tratta di una semplice formalità, una pratica da archiviare in pochi minuti, del resto, giocatori come Desailly, bollato da Cruijff come "un modesto operaio del pallone senza tecnica calcistica" non possono davvero sperare di tenere testa ai fuoriclasse azulgrana.

È talmente sicuro del fatto suo, l'olandese volante, che, il giorno prima della finale, si è fatto persino immortalare con la coppa tra le mani. Se è vero però che gli dei greci non tolleravano il peccato di Ubris, ossia l'arroganza, e a punivano chi di tale peccato si macchiava con castighi esemplari, Cruijff non può non essere punito per la sua tracotanza.

E infatti, il castigo divino, si abbatte ineluttabile e spietato, sul Barcellona, letteralmente travolto dall'impeto incontenibile di un Milan guerriero. Due gol per tempo e passa la paura: la doppietta di Massaro nella prima frazione sarebbe di per sè sufficiente per impartire una lezione all'incauto Cruijff, ma per gli dei non è abbastanza.

La punizione dev'essere esemplare! E allora la punizione assume i contorni dell'umiliazione, quando Marcel Desailly, proprio lui, l'operaio del pallone senza tecnica calcistica, cala il poker, dopo il tris di Savicevic. Diavolo in Paradiso, Cruijff e il suo Barca giù dall'Olimpo, nella polvere tra i comuni mortali.