I Wolves "re del mondo" e la nascita della Coppa dei Campioni

15.07.2015 09:18 di Luca Franzosi   Vedi letture
I Wolves "re del mondo" e la nascita della Coppa dei Campioni

Ci sono partite che entrano di diritto nella mitologia del calcio e segnano un’epoca. La sfida tra il Wolverhampton Wanderers e l'Honved, disputata il 13 dicembre 1954 al Molineaux di Wolverhampton, è una di queste. Passati nove anni dalla fine della seconda guerra mondiale, l’Europa stava muovendo i primi passi verso la Comunità Europea, preludio all’Unione. Il calcio anticipò i tempi “unificando” il Vecchio Continente grazie alla Coppa dei Campioni, cui seguirono immediatamente Coppa delle Fiere (poi Uefa e in seguito Europa League) e Coppa delle Coppe.

L’impulso che diede il via al torneo per club più importante del mondo lo diede proprio quella storica Wolverhampton-Honved del 1954.

I Lupi dorati, guidati da Billy Wright, erano al tempo la squadra più forte d’Inghilterra. Campioni in carica, alimentarono la loro fama all’estero con una serie di amichevoli vittoriose contro Celtic di Glasgow, Racing Club Avellaneda, First Vienna, Maccabi di Tel Aviv e Spartak Mosca.

Quando arrivò l’annuncio che la prossima squadra ospite al Molineaux sarebbe stata la gloriosa Honved di Ferenc Puskas, l’intero Paese andò in subbuglio. Solo un anno prima i maestri d’Oltremanica avevano visto la loro Nazionale crollare sotto i colpi della Grande Ungheria, che si era imposta per 6-3 a Wembley e per 7-1 a Budapest, distruggendo il mito, ormai logoro, della Nazionale dei Tre Leoni.

L’occasione di riscatto era troppo ghiotta (cinque undicesimi della Honved, Bozsik, Lorant, Kocsis, Puskás e Czibor, facevano parte di quella storica selezione magiara) e l’evento fu trasmesso eccezionalmente in diretta dalla BBC, mentre allo stadio accorsero quasi 60mila spettatori.

La partita non tradì le attese: fu un colpo di testa di Kocsis ad aprire le danze, su punizione del Colonnello Puskas, e al 14’ gli inglesi erano già sotto 2-0, trafitti da Machos in contropiede. Pubblico gelato e fantasmi di Wembley in arrivo. Ma nella ripresa arrivò la riscossa inglese, avviata da un rigore contestato dai magiari e realizzato da Hancocks. Le maglie dorate assaltarono la porta di Farago e trovarono il 2-2 ad un quarto d’ora dal triplice fischio con Swinbourne, che nel finale segnò in girata la doppietta personale per il delirio della folla: 3-2.

L’Inghilterra cantò vittoria, tanto che il Daily Mail titolò: “Wolverhampton campione del mondo dei club”. L’articolo scatenò un dibattito internazionale, e si aprì un’accesa discussione su chi fosse la squadra più forte del continente tra il Real Madrid di Di Stefano, il Milan di Liedholm, la Honved e il Wolverhampton.

L’Equipe, con l’articolo “No, il Wolverhampton non è ancora il campione del mondo dei club!” iniziò una vera e propria battaglia per l’instaurazione di un torneo europeo per squadre campioni nazionali, trovando l’importante appoggio del presidente del Real Santiago Bernabeu: il direttore Gabriel Hanot propose a FIFA e UEFA l'idea di un campionato fra i maggiori club d'Europa, che andasse oltre alla limitata ed episodica Mitropa Cup, per stabilire chi fosse il migliore.

Dopo un lungo pressing nel 1955 venne alla luce la Coppa dei Campioni d'Europa, un torneo ad eliminazione diretta da disputarsi sotto l'egida della UEFA, sedici club di sedici diversi Paesi chiamati inizialmente ad invito. Ironicamente, proprio l’Inghilterra snobbò la prima edizione dell’evento, vinta dal Real Madrid. Il successo di pubblico spinse anche gli inglesi a partecipare, mentre l’UEFA riuscì a imporre che ciascuna federazione presentasse solo il proprio campione in carica: una formula che restò immutata fino alla nascita della moderna Champions League, nel 1992.