Febbraio 1978, Platini sbarca a Milano e firma per l'Inter, ma poi finisce alla Juve: perché?

La storia del mancato approdo del fuoriclasse francese in nerazzurro.
21.06.2018 09:00 di Gabriele Cantella  articolo letto 5153 volte
Michel Platini
Michel Platini

Platini e la Juventus, un legame indissolubile, che dura ancora oggi. L'immagine di Michel con la maglia a strisce verticali bianconere è entrata nella memoria collettiva per non uscirne più. E se invece che bianconere, le strisce verticali sulla maglia di Platini fossero state nerazzurre? Fate fatica a immaginarvi Le Roy con indosso la casacca dell'Inter, non è vero?

Eppure fu proprio la Beneamata a portare in Italia Platini nel lontano 1978, ben prima che l'Avvocato Agnelli s'incapricciasse di lui. Nel febbraio di quell'anno, Michel sbarca a Milano per firmare un precontratto con l'Inter di Fraizzoli, ma di lì a poco la FIGC imporrà la chiusura delle frontiere cambiando il corso degli eventi. Platini passa quindi dal Nancy al Saint Etienne, dove, in tre stagioni, vince un campionato francese.

Nel frattempo, l'Italia ha riaperto le frontiere e la Juventus si muove in anticipo sulla concorrenza per portare a Torino l'erede di Raymond Kopa. È l'Avvocato in persona a scomodarsi: manda mazzi di rose alla signora Platini e il suo jet privato a prelevarla in Francia per condurla nel capoluogo piemontese e farle conoscere la città.

All'arrivo in albergo, la moglie di Michel trova altre rose ad attenderla insieme a un elenco di negozi del centro nei quali fare compere, ovviamente a spese della società. La signora Christelle non ci mette molto a cedere alla corte dell'Avvocato e se potesse firmerebbe lei al posto del marito, ma Platini è un uomo d'onore e la sua parola è un impegno.

La sua parola, Michel, l'aveva data all'Inter tre anni prima, quindi, per correttezza, decide di chiamare Fraizzoli e di metterlo a conoscenza dell'offerta della Juve: "Avevo firmato nel ‘77, ma le frontiere, dopo, sono rimaste chiuse. Quando le hanno riaperte, avevo un contratto con il Saint Etienne, ma quando ho potuto venire alla Juventus, per onestà ho chiamato l’Inter, dicendo che ero sul punto di firmare con la Juve: 'Ho dato la mia parola quattro anni fa a voi, se mi volete sono sempre disposto'. Mi hanno detto che avevano già preso due giocatori e che, dunque, ero libero di fare quello che volevo".