Lo strillo di Borzillo - Tempi morti

Gabriele Borzillo fa il punto in casa Inter
20.11.2018 09:20 di Redazione Calcissimo   Vedi letture
Punto Inter
Punto Inter

Quando c’è la sosta, lo confesso, mi trituro le palle. Oddio, non esageriamo; facciamo che quando c’è la sosta per una roba tipo la Nations League mi trituro le palle, altrimenti seguo con rinnovato vigore la Nazionale. Soprattutto adesso, col Mancio alla guida; ebbene si, lo affermo senza timore di eventuali insulti e simili, sono manciniano. Ma non manciniano tanto per dire, no; lo sono bello convinto, appartengo a quella pletora di inetti calciofili che giudicano Roberto dalle belle sciarpe un fine conoscitore del pallone, a qualsivoglia latitudine. Bando al Mancio, parliamo di Inter che chissenefrega del resto.

Manca un mesetto al Natale, questo è il periodo in cui il tifoso nerazzurro, generalmente, inizia a farsela sotto; già, perché da qualche anno esiste una cazzo di tradizione per la quale da qui a fine gennaio riusciamo a collezionare una lunga sfilza di figure di guano che manco un esercito di pinguini sarebbe in grado di produrre. Le chicche delle stagioni precedenti sono innumerevoli, inutile star qui ad elencarle che mi viene un attacco, pure violento, di orchite. Ovviamente, tocchiamo ferro tutti insieme, la speranza è che la tradizione venga cancellata; perché, porca paletta, da che mondo è mondo le tradizioni posso essere seguite ma, in caso di rompimento di coglioni, cambiate. E lo affermo senza timore di smentita, è ora di cambiare ‘sta roba invereconda.

Ad ogni buon conto, dal momento che di passare le domeniche lavorando ad uncinetto – ebbene si, so fare esclusivamente il punto catenella, retaggio di una rosolia fanciullesca durante la quale una tata mi insegnò i segreti del punto catenella tanto bene da ricordarmelo ancora oggi -  sarei pure stufo, desidererei evitare di passare altri fine settimana a guardare partite di cui mi interessa poco, pochissimo, in certi casi anche nulla. E tornare a seguire i miei eroi pallonari, da Samir a Mauro passando per Marcelo, Ivan, Skrini e chi più ne ha più ne metta. Che poi, a guardar bene, fino ad oggi i ragazzi hanno fatto ciò che veniva chiesto loro. Insomma, al netto di una falsa partenza corroborata da direzioni arbitrali che definire inique è un offesa per il termine inique – io mica mi sono scordato il signor Mariani e la sua personalissima interpretazione dei calci di rigore e sorvolerei sul signor Manganiello e la stupefacente prestazione che sfoderò al Meazza in occasione di un disgraziato Inter-Parma durante il quale abbiamo appreso che non sempre fallo di mano sulla linea di porta corrisponde a calcio di rigore – il percorso della squadra è stato di buon livello, fatta eccezione per la rovinosa prestazione di Bergamo, talmente brutta che nemmeno maga Magò spettinata riuscirebbe ad emularla. Senza scordarsi della Champions; io ricordo – la memoria a breve termine funziona, magari mi perdo quando qualcuno mi chiede…e ti ricordi quella volta, dieci anni fa, che seratona? Eh? E che risate…che mi incazzo come un tacchino perché non ricordo una cippa e mi tocca fingere, sorridere in maniera beota ed assecondare il Pico della Mirandola di turno – il momento dell’estrazione delle palline dalle urne; una tensione che manco l’enalotto con un montepremi di cento milioni e tu hai beccato i primi cinque estratti. Ci davano per spacciati, manco l’Europa League andrete a fare e chiuderete a dicembre l’esperienza europea o, ben che vada, ve la giocate col PSV per continuare il cammino nella serie B dei tornei continentali perché non raccontatemi cazzate, l’Europa League è nulla, che poco mi sembra perfino troppo. Poi se la vinci va pure bene, ma preferisco senza manco pensarci l’altra manifestazione, quella che abbiamo vinto qualche tempo fa e quando ci penso mi viene il lacrimone e mi sento invecchiato di mille anni seguendo le mirabolanti avventure di personaggi che mi avessero detto avrebbero vestito il nerazzurro avrei riso non sguaiatamente, facciamo pure molto sguaiatamente.

La sostanza è che fino ad ora non me la sento di tirare pietre ai miei; o forse qualcuno pensava di avere una squadra pronta a vincere tutto in tutte le parti del mondo? Certo, Spalletti di tanto in tanto ha cercato, senza che nessuno glielo chiedesse, di stupire addetti ai lavori e tifosi; quando lo ha fatto non è andata benissimo, ma ci sta nell’economia di un gruppo che sta crescendo anno dopo anno, falcidiato dalla fantastica idea di platini e del suo financial fair play, quella roba che se sei ricco ti arricchisci ancora di più, se sei povero continui a non vincere un cazzo, se stai nel regno di mezzo sei costretto ad acrobazie che nemmeno il Circo di Mosca e non è detto che alla fine riesci ad uscire dalla mediocrità. Suning ci sta provando a mettere il capino fuori dal fango in cui eravamo prigionieri, figli di conti e bilanci largamente insufficienti; lo fa a modo suo, loro sono cinesi e non latini, non gesticolano quando parlano, non alzano la voce e non si scaldano più di tanto. Ma io, personalissima opinione, credo a Steven e a Jindong, al progetto che hanno in mente; cos’ho da perdere? Cosa abbiamo, noi tifosi nerazzurri, da perdere? Perché poche pippe mentali, senza Suning chi ci sarebbe al timone dell’Inter? Il fratello del cuggino con due g del nipote di cosacazzarolanesoio? Quindi avanti così e ve lo dico oggi: capiterà di perdere altre volte, Bergamo non è stata la prima e non sarà l’ultima. Ma la strada è quella giusta.

Weekend senza l’Inter, ma sempre viva l’Inter.

A sabato sera, oltre sessantamila al Meazza per il Frosinone.

Siamo interisti no?

Ad Maiora.


Gabriele Borzillo