Lo strillo di Borzillo - Inter, lavori in corso

Il punto in casa Inter a firma di Gabriele Borzillo
27.06.2019 14:57 di Redazione Calcissimo   Vedi letture
Lo strillo di Borzillo
Lo strillo di Borzillo

Né più né meno di un cantiere a cielo aperto; questa è l’immagine dell’Inter attuale, compresi i soliti curiosi che osservano con le mani intrecciate altezza culo, un classico, e commentano, tutti  laureati al MIT in economia. Perché tizio non va bene, l’altro è leggerino, quell’altro ancora è grasso e si muove male, il ragazzotto costa troppo e l’austriaco chi lo conosce. Insomma, oltre alla laurea in economia hanno frequentato corsi per direttori sportivi, con una impressionante impennata di curriculum spediti a Casa Inter.

Perché dai, siamo fuori dal settlement agreement, come fai a non spendere. Adesso è il momento di andare da Neymar, Messi, scippare Cristiano alla Juve, comprare i più forti d’Europa, perlomeno sei o sette altrimenti chissenefrega. Poi tu spieghi, con delicatezza, che per problemi di fatturato non funziona proprio così, che devi comunque stare attento alle spese, soprattutto a come spendi e che, per arrivare al livello delle cosiddette “grandi” del vecchio continente, ci vorranno un paio d’anni, circa, approssimativamente. Nicchiano, sembrano capire, ma è un’illusione temporanea, perché dopo poco ricominciano con: quello non va bene, l’altro nemmeno, il ragazzo costa troppo e così via, fino alla fine del mondo.

Conte e Marotta stanno cercando di dare un senso ed un volto a questa squadra e a questa rosa; il primo per una questione di puntiglio personale, Antonio da Lecce ama circondarsi di fedelissimi pretoriani pronti a scendere in battaglia per lui ed a seguirlo senza colpo ferire ovunque, contro chiunque, con la parola paura che non rientra nel vocabolario. Il secondo perché si è reso contro che il mantra nerazzurro degli ultimi anni, rosa difficilmente migliorabile, non si sposa esattamente con i progetti di una Società ambiziosa e di una Proprietà abituata a vincere le battaglie quotidiane in ambito lavorativo. Perciò una sterzata è d’obbligo, necessaria, vitale oserei dire. Così come vitali sono le plusvalenze da effettuarsi entro fine giugno, ma per quello siamo attrezzati; c’è Ausilio, e lui in questo campo è davvero difficilmente migliorabile.

Cosa accadrà durante l’estate? Difficile a dirsi, le bocche sono cucite e dai muri della nuova sede filtra pochissimo, che niente pare brutto. Quindi si ricorre più che altro alle sensazioni ed a qualche vecchia amicizia che biascica qualcosa ma ben poco rispetto alle gole profonde che frequentavano Appiano Gentile fino a pochi anni fa. Difficile capire anche come giocherà Conte. A tre dietro con due esterni coi polmoni d’acciaio, tre centrocampisti e due punte due, finalmente? Sembrerebbe l’ipotesi più vicina alla realtà. Ma il tecnico pugliese gioca tranquillamente anche quattro-tre-tre o quattro-quattro-due o tre-quattro-tre, perciò non mi stupirei se l’Inter diventasse una squadra camaleontica, complicata da affrontare proprio perché in grado di mutare pelle in un nanosecondo, disorientando l’avversario di turno.

Capitolo partenze, va inevitabilmente toccato. Icardi, ormai l’hanno capito anche i più duri di comprendonio, non vuole andarsene, perlomeno non prima di essersi giocato le sue (poche) carte; si, dai, vorrebbe vedere Conte di persona e parlargli, ma sembra più complicato che chiedere un’udienza al Papa. Nei prossimi giorni, certamente non un paio, osserveremo gli sviluppi. Mauro a parte, c’è una pletora di calciatori prossimi all’addio. O, meglio; la Società vorrebbe liberarsene, questi non hanno mercato. Si parte da Nainggolan, a cui è stato fatto intendere gentilmente di trovarsi una sistemazione che renda due spiccioli anche all’Inter, per giungere ai vari Joao Mario, Dalbert, Borja, magari anche Perisic, se arriva l’offerta corretta nemmeno Brozovic lo vedo incedibile. Perché se di pseudo rivoluzione dobbiamo parlare, pseudo rivoluzione sia. Altrimenti cosa ci sarebbe di diverso rispetto agli anni passati? Gli ingaggi di Conte e Marotta? Un po’ pochino, direi.

Alla prossima.

Gabriele Borzillo