Lo strillo di Borzillo - E' una VAR...gogna!

Il punto in casa Inter a firma di Gabriele Borzillo
25.02.2019 01:25 di Redazione Calcissimo   Vedi letture
D'Ambrosio
D'Ambrosio

Ci sarebbe da commentare una  partita, perché alla fine si è giocato a Firenze. Però, stavolta, comincerei dal fondo, non dal principio; al principio ci arriviamo dopo. Forse.

Minuto 96 o 97 o 98, ancora non so bene, di una gara tiratissima, prima persa poi riagguantata poi vinta poi pareggiata. Viviamo una sorta di assedio a Fort Apache da parte dei viola che, sotto due a tre, non sono mai realmente pericolosi; le uniche paure ce le creiamo da soli, andando in confusione, sintomo evidente di una squadra non ancora matura né pronta per traguardi ambiziosi. Ma, pronta o meno, si sta vincendo su un campo duro e fastidioso avendo sciorinato anche sprazzi di autentico bel gioco. Oltretutto, opinione personale pertanto assai opinabile, si sta vincendo con merito; che a me le stronzate del “ai punti meritavamo noi o loro o mia nonna” non interessano una beata fava. L’ineffabile Abisso della sezione di Palermo, ora son curioso di sentire le storielle che ci propineranno Nicchi e Rizzoli per salvaguardare il fischio del tizio vestito di giallo nell’occasione, dapprima sorvola su un fallo clamoroso di Chiesa (perché questo ragazzo passa più tempo a lamentarsi per falli subiti presunti quando con la sua classe potrebbe impiegare meglio energie mentali e fisiche) su D’Ambrosio, evidente lo sfondamento poi, non contento, interviene per un pallone deviato dallo stesso D’Ambrosio col petto sul prosieguo della stessa azione. Col cazzo di petto. Non con il braccio, la mano, la lingua, il deretano, la testa, la tibia, il gomito, la caviglia e non aggiungo altre parti anatomiche. No. Interviene con quel cazzo di petto. Che lo vedono tutti. I telecronisti sky, il mio vicino di casa, il postino, il panettiere, il tostapane, perfino il forno a microonde. Tutti, indistintamente. Ma Abisso non ci sta; ha arbitrato fino a quel momento malissimo, costretto a ricorrere al Var per correggere interpretazioni nefande di una serata da incubo. Quindi desidera, per se stesso, per il suo amor proprio, un minimo di ribalta. In fondo, avrà pensato, sono il direttore di gara o no? E fischia rigore. Ma no, ma cosatifischicosa penso in silenzio tra me e me (ometto una parte del pensiero che, seppure silente, è vietatissima). Guardo le immagini. Le riguardo, ma è petto, santi numi. Petto. Infatti l’uomo al Var lo chiama, perlomeno gli suggerisce di andare a rivedere l’azione che potrebbe essere leggermente dubbia la decisione sancita in un nanosecondo. Adesso torna sui suoi passi l’Abisso, immagino. Rivede l’ambaradan e cambia giudizio. Per forza. Ma immagino male. Dopo un consulto di dueminutiediciottosecondi il direttore di gara fa il segno del Var, sapete quella roba con le dita che rappresentano lo schermo di un televisore, manco stesse giocando a mimiamo i film, e conferma: rigore!

La tv ripropone le immagini per la sessantesima volta, non ci credono neanche quelli  in regia. No, niente, è petto. È petto, punto. Petto o coscia che sia Abisso omaggia la Fiorentina inventandosi di sana pianta una decisione senza senso. Finisce tre a tre.

Il resto, detto per inciso, conta poco. Anzi, conta niente. Perché la partita gira intorno a episodi, come già sottolineato, male interpretati dal fischietto siciliano e corretti dalla tecnologia. Ma sta di fatto che, al minuto 96 o 97 o 98 l’Inter stava vincendo, per me con merito, e avrebbe messo in cassaforte tre punti fondamentali per il prosieguo del torneo. La squadra, dall’assenza lasciamo stare dell’ex capitano, ha iniziato a giocare da squadra. Certo, con limiti tecnici che ci sono, mi sembra evidente. Con qualche lacuna qua e là che non si può nascondere stile polvere sotto il tappeto. Ma gioca. E Lautaro, che non è l’ex capitano, non segnerà probabilmente mai i gol di colui che lo ha preceduto, ma contribuirà a far segnare i compagni. Corre, si danna l’anima, crea spazi dove i centrocampisti si buttano, tiene palla arretrando o spostandosi lateralmente; è un ventunenne con fame, grinta, cattiveria e garra. Oltre a possedere una innegabile bravura tecnico-tattica.

Spalletti, nel dopo partita, era furioso. Furibondo. Come mai mi era capitato di vederlo nel suo periodo alla guida dei nerazzurri. E a Pioli, permettetemelo, una cosina dopo averlo ascoltato mi sento di dirla; io l’ho anche difesa, caro mister, ma quando lei di fronte ad una telecamera dice che certi falli di mano non li fischierebbe le suggerisco; di petto, l’ha presa di petto. Non di mano. Di petto, cazzarola.

È un peccato, sincerità per sincerità. In questo campionato sono già quattro i punti buttati via nel finale del recupero. Ma se a Verona la colpa era stata esclusivamente nostra, di fronte agli Abisso della situazione sei impotente. E, lo scrivo convinto, io a questi ragazzi appunti non ne ho da fare. Si sono battuti con onore, con volontà, con grinta, hanno onorato i colori che indossano. Quindi bravi lo stesso.

D’altra parte, però, mi aspetto dai Nicchi e dai Rizzoli di turno una presa di posizione nei confronti di Abisso. E non per aver fatto il male dell’Inter rovinando una partita ieri sera, ma perché potrebbe ripetersi rovinando, di fatto, altre gare. Uno stop, una sospensione, un qualcosa mi sembrerebbe il minimo. Anche perché, se a fine stagione l’Inter non dovesse centrare l’obbiettivo magari per un punto, cosa ci staremo a raccontare? Che gli errori nel calcio esistono da sempre? Anche dopo aver rivisto per dueminutiediciottosecondi un pallone preso col petto e trasformato, miracolosamente, in fallo di mano?

Sempre con l’Inter nel cuore.

I calciatori passano, i colori restano. Vale per chiunque. Non c’entra un cazzo con la partita ma mi andava di scriverlo.

Alla prossima.

Gabriele Borzillo