Lo Strillo di Borzillo - Basta Keita. E avanza pure!

Il punto in casa Inter a firma Gabriele Borzillo
30.12.2018 11:40 di Redazione Calcissimo   Vedi letture
Strillo di Borzillo
Strillo di Borzillo

Caspiterina, si rigioca. Manco abbiamo fatto in tempo ad eliminare le tossine del mercoledì sera e subito in campo; ad Empoli, in uno stadio dove tutte le cosiddette grandi hanno faticato, pure parecchio, e dove arriviamo dopo un paio di giorni spesi più a parlare di tutto fuorché di pallone.

Il Carlo Castellani presenta la curva ospite completamente vuota, la tifoseria nerazzurra ha il divieto assoluto di circolare negli stadi italioti ed i biglietti vengono venduti esclusivamente a residenti in Toscana; perché, lo sanno tutti, in Toscana non ci sono tifosi interisti. Ci sono tifosi di tutte le squadre del pianeta, ma non interisti. Invece, nonostante la mannaia della giustizia sportiva che nulla perdona, si intravvedono qua e là aggressivi sessantenni con tanto di sciarpa nerazzurra; anche settantenni sparsi, a dir la verità, che incutono timore in tribuna per un possibile lancio di cuscinetti.

Comunque, ultras della terza e quarta età o meno, si comincia con l’Inter senza Brozovic (si sentirà la mancanza del croato che un anno fa circa, di questi periodi, aveva la valigia in mano ed attendeva solo di conoscere il gate d’imbarco destinazione Siviglia), con Joao Mario titolare dal primo minuto al pari di Keita Balde, Borja Valero in cabina di regia e Perisic in panca per un risentimento muscolare, raccontano. E non è che dall’altra parte stiano meglio; qualche acciaccato ed un paio di squalificati.

Il primo tempo scorre via (si fa per dire) tra sbadigli generali in una sorta di scampagnata amicale chiusa da classica partitella con squadre scelte a pari o dispari, giusto per digerire il panino alla mortazza o la schiacciata al crudo di mezzogiorno. Davvero una noia imbarazzante, senza una emozione una nemmeno cercandola col lanternino. Tanto per dire, i momenti di maggior pathos si hanno al minuto ventiquattro, cambio forzato per i toscani con ingresso di Zajc al posto del gioiellino La Gumina e al minuto trentotto, altra sostituzione non voluta, forfait di Pasqual e relativo ingresso di Antonelli; età media dell’Empoli, a questo punto, appena sufficiente per andare a votare. Dell’Inter non ricordo nulla, manco il tentativo di una sostituzione così, tanto per ravvivare l’atmosfera; o, forse, a pensarci bene, un tiro centrale di Politano. Il leitmotiv che anima la furia nerazzurra è qualche passaggio in orizzontale – di verticale non se ne parla, è pericoloso – quando non si torna verso Handanovic, facciamo giocare pure lui sennò che voto gli mettono in pagella?

Termina l’incubo della prima frazione, fa sufficientemente caldo quindi il tè, al limite, a temperatura ambiente grazie; file interminabili ai bagni per problematiche prostatiche e in un batter d’occhio si ricomincia. Qualcuno chiede dalla cucina chi vuole un caffè e tu urli a squarciagola “Io”, tanta è la paura di crollare sul divano rapito dalla pennichella che ti chiama come le sirene chiamavano Ulisse.

Invece, oplà, altro tempo altra musica; si inizia con palla persa da noi e recuperata da loro, contropiede fulmineo e uscita tempestiva di Samir, col contagiri. Poi è il nostro turno, e sembriamo finalmente una squadra; uno-due, sovrapposizioni, palle recuperate, passaggi precisi, lanci a tagliare il campo. Oh, detto sottovoce, non è che improvvisamente ci siamo trasformati nel Brasile del 1970, ma abbiamo molta più tecnica dei ragazzi in azzurro e non sfruttare il miss-match evidente che si è creato tra le due compagini sarebbe un vero e proprio delitto calcistico. Spalletti capisce il momento, toglie un  Vecino lontano parente di quello vero, gettando nella mischia Nainggolan che ha parecchio da farsi perdonare dai tifosi nerazzurri; avventura fino ad oggi lacunosa e insufficiente in quel di Milan. Poco dopo fuori Borja per Lautaro. Il messaggio è evidente; vincere, altro risultato non è tollerato. 

L’Empoli rincula (non è una parolaccia) sicché noi, dai e dai, finiamo per sfondare. Con Keita - ricordiamo la promessa dei quindici gol in stagione, siamo a quota quattro con tutto il ritorno da giocare più le coppe – lesto a raccogliere un cross, dal mio personalissimo punto di vista sbagliato, di Vrsaljko; ma, in fondo, chissenefrega, importante era aprire una falla nel fortino che i toscani avevano costruito intorno alla loro area di rigore.

Difendiamo il vantaggio senza particolari patemi d’animo, correndo in pratica zero rischi, sfiorando il raddoppio in un paio di circostanze e gettando al vento situazioni non favorevoli, di più. Tanto che pensi; e se prendiamo il suppostone al minuto novanta anche stavolta? No, stavolta no. Stavolta non ci sono distrazioni fino al triplice fischio. Passiamo col minimo sforzo, tra il tripudio dei pericolosissimi sessantenni nerazzurri in tribuna che alzano le braccia al cielo come avessero vinto la finale di Champions, cosa tra l’altro fatta qualche anno fa, noi.

L’Inter ha vinto, viva l’Inter.

Ora riposo; molti ne hanno necessità, avendo tirato la carretta per quattro mesi quattro senza mai rifiatare. I riferimenti a Brozovic, Icardi, Skriniar, Politano e qualche altro NON sono assolutamente casuali.

Ciao Inter, ci rivediamo nel 2019.

E auguri a Voi per un nuovo anno che porti, soprattutto, serenità interiore, gioia e tanta salute. Il resto son tutte minchiate.

Ad Maiora.


Gabriele Borzillo