Da Cobra a Ramarro, la triste parabola di Darko

Pancev doveva far sognare il popolo nerazzurro
07.09.2018 11:00 di Thomas Saccani Twitter:   articolo letto 454 volte
Pancev all'arrivo a Milano
Pancev all'arrivo a Milano

Da “Cobra” a “Ramarro”, una metamorfosi degna del miglior Giucas Casella. Ma andiamo con ordine. Stagione 1990/91, Darko Pancev, terminale offensivo della splendida Stella Rossa di Belgrado dei vari Prosineski e Savicevic, stupisce il mondo con una serie infinita di reti. Vince Coppa dei Campioni e Coppa Intercontinentale (segnando anche nella finalissima contro i cileni del Colo Colo) poi, tanto per non farsi mancare nulla, si aggiudica anche il titolo di massimo goleador europeo con 34 centri. Tutti i grandi club bussano alla porta della Stella Rossa per riuscire a convincere il club a cedere questa “macchina da gol senza macchia”. Tra i tanti litiganti la spunta l’Inter di Ernesto Pellegrini (Adriano Galliani, racconta la leggenda, aveva un’opzione sul macedone ma preferì “accontentarsi” del solo “Genio” Savicevic) che, pur di averlo, sborsa circa 13 miliardi di lire. Il “Cobra” si veste di nerazzurro nell’estate del 1992. Il popolo dell’Inter sogna pensando al duo offensivo formato da Schillaci e Pancev. Seconda giornata di campionato, Inter-Cagliari. Alessandro Bianchi si libera sulla fascia e lascia partire un perfetto cross per il “Cobra”. Tra Darko e la porta c’è poco più di un metro, nessun avversario è nel raggio di almeno cinque metri. Il “Cobra” punta la sfera e, incredibile ma vero, non inquadra lo specchio della porta, sbagliando un gol leggendario. Tutti pensando che sia solo sfortuna ma, con il passare delle domeniche, si rendono conto che la sfortuna non c’entra nulla. Il “Cobra” diventa, per tutti, il “Ramarro”. Il tecnico Osvaldo Bagnoli, vista la presenza in rosa di quattro stranieri (Sammer, Sosa, Shalimov e Pancev) e un regolamento che non ne consente più di tre in campo, decide di sacrificare proprio il macedone che entra in un tunnel senza via d’uscita. Nella sua prima stagione italiana colleziona 12 presenze in campionato, segnando una sola rete (18° turno, Inter-Udinese 2-2, Pancev sigla la rete dell’1-0 al 7’).

La Gialappa’s Band lo incorona “più grande non marcatore del campionato”. A modo suo, Darko diventa una star alla fine della stagione 1992/93. Spedito a Lipsia per permettergli di rinsavire (2 gol in 10 gare), Pancev si ripresenta all’Inter al via della stagione 1994/95, pronto a far ricredere tutti circa le sue doti. L’inizio è eccelso: gol alla 4.a giornata contro la Fiorentina, altra rete due domeniche dopo con il Bari. E poi? Il nulla più assoluto. Il “Ramarro” smette di lottare e la sua avventura nerazzurra si conclude mestamente (3 gol in 19 gare in campionato, ma 7 sigilli in 9 gare di Coppa Italia). Ma perché “Cobra”? Potevi farcela, oppure no?