Claudio Borghi: il primo amore calcistico di Berlusconi, che Sacchi non amò mai

L'esperienza di Borghi al Milan fu estremamente deludente.
28.09.2018 10:00 di Gabriele Cantella  articolo letto 881 volte
Claudio Borghi
Claudio Borghi

C'era anche Silvio Berlusconi, fresco presidente del Milan, davanti alla tv quell'8 dicembre 1985. A Tokyo, Juventus e Argentinos Juniors si contendono la Coppa Intercontinentale e alla fine la spuntano i bianconeri ai calci di rigore. Mentre guarda Platini e compagni alzare al cielo il prestigioso trofeo, il Cavaliere ha ancora negli occhi le giocate sontuose del numero 9 argentino, tale Claudio Borghi da Castelar, capace di mandare in gol, con semplicità disarmante e innata classe, il compagno Castro per il momentaneo 2-1 delle Formiche Rosse sui campioni d'Europa in carica.

È una folgorazione improvvisa, un colpo di fulmine in piena regola, basta quell'assist geniale a Berlusconi per invaghirsi di Borghi al punto da spendere 3,5 miliardi di vecchie lire pur di portarlo al Milan e metterlo a disposizione di Arrigo Sacchi. L'acquisto pare azzeccato, a giudicare anche dalle referenze: in Patria infatti c'è chi lo ha eletto addirittura erede di Diego Armando Maradona e, se ancora non bastasse, il grande Michel Platini, dopo averlo affrontato da avversario sul terreno dello Stadio Olimpico di Tokyo, ha detto di lui: "È il Picasso del calcio".

Peccato però che il Picasso del calcio avesse smarrito chissà dove il suo pennello! Neanche il tempo di sbarcare a Milano, che già Borghi deve fare le valigie e ripartire alla volta di Como. Le regole dell'epoca non permettevano a un club italiano di tesserare più di due stranieri alla volta e nel Milan di stranieri, olandesi per la cronaca, ce n'erano due: Gullit e Van Basten.

In riva al lago, però, Borghi s'intristisce e a nulla serviranno le assidue telefonate di incoraggiamento di Berlusconi, che gli promette a più riprese di riportarlo al Milan al termine della stagione. Claudio soffre la concorrenza del giovane Notaristefano e se la prende con Agroppi e Burgnich, allora alla guida dei Lariani: "L'anticalcio, due che pensavano a dirmi cosa non fare in campo, ma non a cosa fare".

Berlusconi è di parola e, approfittando dell'apertura delle frontiere a un terzo straniero, riporta Borghi alla base, ma Sacchi completa la Trinità olandese con Rijkaard ed ecco che per Claudio, ancora una volta, non c'è posto. Spalle a muro, Berlusconi non potrà far altro che abbozzare e tirar fuori dalla tasca il fazzoletto bianco per salutare Borghi, che se ne torna indietro da dove era venuto.