Duri del calcio, il cartellino rosso secondo Montero...

Ben diciassette cartellini rossi collezionati in tredici anni di serie A
21.05.2019 11:00 di Thomas Saccani Twitter:    Vedi letture
Duri del calcio, il cartellino rosso secondo Montero...

Ci sono giocatori che non hanno bisogno di un fazzoletto stretto intorno ad un braccio per sentirsi leader. Paolo Montero, appartiene a questa ristretta categoria. Non molto alto, né particolarmente veloce, il difensore uruguayano ha costruito la propria carriera su di un'intelligenza tattica fuori dal comune. Dotato di uno straordinario senso della posizione e di un'aggressività ai limiti della “galeotta” interpretazione della vita e delle cose, Montero è riuscito nell'impresa di far rendere al meglio tutti i partner difensivi con i quali ha giocato. Facendo vivere una seconda giovinezza a Ferrara, smussando gli spigoli tecnici e tattici dello sgraziato, ma assai efficace, Iuliano.

Basterebbero i diciassette cartellini rossi collezionati in tredici anni di serie A per definire “sregolato” il talento di Montero. Ad ingigantire i “vizietti” caratteriali nell'uruguayano, sono le risse scatenate sin campo. Come, ad esempio, il pugno rifilato a Di Biagio in un convulso Inter-Juventus, a corredo di una smentita fra pistoleri d'onore nell'immediato dopo gara. Senza dimenticare la scazzottata con ben sei giocatori nella porta del Lecce, allo stadio “Via del Mare”, dopo aver schiaffeggiato, senza nessun motivo, Chimenti, suo futuro compagno di squadra, ironicamente ribattezzato durante gli allenamenti “cabezon de rodilla”.

Sempre pronto a proteggere il compagno di squadra in difficoltà, Montero non esitò a stendere, con un intervento da ergastolo, capitan Totti. Reo di aver rifilato un gestaccio al compagno di “merende” Tudor. Conscio della sua fine, carico d'anni e di castità, Montero si dileguò nello spogliatoio senza nemmeno guardare i compagni o l'arbitro, sfilandosi le scarpe come una “ballerina” fa alla fine di un'esibizione. Camminando scalzo verso gli spogliatoio, come a voler denunciare, nel silenzio surreale di quegli interminabili secondi, i limiti di un'età sempre più ingombrante.