VIDEO - Boban, orgoglio croato: "Quel calcio al poliziotto, simbolo di libertà!"

Il dirigente rossonero torna sul celebre episodio
07.08.2019 11:00 di Carlo Tagliagambe Twitter:    Vedi letture
Fonte: dai nostri inviati C.Tagliagambe e G. Cantella
Zvonimir Boban
Zvonimir Boban

Era il 1990 e i venti di guerra soffiavano da mesi sulla penisola balcanica, vaticinando l'imminente scissione della Repubblica Jugoslava. Allo stadio Maksimir di Zagabria si affrontavano due formazioni, allora fiore all'occhiello del movimento calcistico jugoslavo: da un lato la Dinamo Zagabria e dall'altra la Stella Rossa di Belgrado. Una rivalità eterna, spaziata negli anni dal campo alla politica e alimentata dal soffio dei rispettivi naziolismi.

L'attesissimo incontro che avrebbe deciso le sorti del campionato tuttavia, non si giocò. Troppi i disordini sugli spalti, in un momento cruciale per la storia della giovane repubblica: pochi giorni prima  si era infatti tenuto il secondo turno di elezioni in Croazia, con la vittoria dell'Unione Democratica Croata di Franjo Tuđman. Il che, tradotto, significava un'imminente scissione tra le repubbliche federali. E, conseguentemente, la guerra.

Dal loro spicchio di stadio, i circa 2000 tifosi serbi (guidati da Željko Ražnatović, in seguito noto con il nome di Arkan) cominciano a provocare i rivali con il coro "Zagabria è Serbia", per poi invadere il campo armati di coltelli. La polizia, a maggioranza serba (e quindi tollerante verso i tifosi ospiti), caricò quindi i tifosi della Dinamo, servendosi di manganelli e di gas lacrimogeni. Questi reagirono invadendo il terreno di gioco e raggiunsero gli ultrà serbi.

Ne uscì un parapiglia generale, che vide coinvolti poliziotti, tifosi, giocatori e dirigenti: l'allora capitano della Dinamo Zagabria Zvonimir Boban intervenne direttamente, sferrando un calcio a un agente di polizia che stava picchiando un sostenitore della sua squadra, a terra e completamente disarmato.

Il famoso calcio divenne il preludio alla guerra d'indipendenza croata e Boban fu eletto ad eroe nazionale del suo popolo.

Ad oltre 20 anni di distanza, l'ex rossonero è tornato sull'episodio in occasione della serata 'A cena con i campioni' organizzata dalla Salus di Gerenzano: "Quel calcio è stata una reazione normale, che avrebbe avuto qualsiasi essere umano in nome della libertà".

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