VIDEO - Accadde il 30 maggio 1994 - Venticinque anni senza Agostino Di Bartolomei

L'indimenticato capitano della Roma si tolse la vita a dieci anni dalla finale di Coppa dei Campioni persa contro il Liverpool.
08.04.2019 11:00 di Marco Enzo Venturini   Vedi letture
© foto di Paolo Forcellini
VIDEO - Accadde il 30 maggio 1994 - Venticinque anni senza Agostino Di Bartolomei

Venticinque anni fa si consumava una delle tragedie che più colpì l'immaginario collettivo degli amanti del calcio e dello sport nello Stivale: Agostino Di Bartolomei decideva di dire basta alla vita: il 30 maggio del 1994 a San Marco, frazione di Castellabate, l'indimenticato capitano della Roma scrisse un lettera ("Mi sento chiuso in un buco"), poi strappata, quindi impugnò la sua pistola Smith & Wesson calibro 38 e si sparò al petto. Esattamente dieci anni prima la sua Roma aveva perso all'Olimpico la finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool di Phil Neal, Ian Rush e soprattutto Bruce Grobbelaar.

Personaggio d'altri tempi, come il calcio di oggi più non regala, aveva dedicato la sua vita, anima e corpo, ai suoi due grandi amori: la Roma e la sua famiglia. "Il mio grande errore è stato quello di aver cercato di essere indipendente da tutto, di non aver saputo dire no su tutto alla mia famiglia", scrisse ancora nella lettera che avrebbe cercato di occultare prima dell'ultimo gesto. Si era trasferito nel salernitano proprio per seguire la moglie Marisa. Dopo aver perso la coppa aveva lasciato i giallorossi per giocare ancora con Milan, Cesena e proprio Salernitana.

La signora Marisa, per spiegare la scomparsa del grande Agostino, parlò di "conseguenza del cinismo che impera nel calcio". Forse Di Bartolomei era troppo buono per un mondo per il quale si era speso fino al midollo, ricevendone in cambio solo lo sviscerato amore dei tifosi, che in quegli anni e in quelli successivi non hanno mai smesso di venerarlo come un eroe di altri tempi, e la commovente 'La leva calcistica della classe '68' di Francesco De Gregori, quasi straziante ascoltata a posteriori. "Certa riconoscenza nel mondo del calcio è difficile, anzi, quasi impossibile", commentò Roberto Pruzzo, ex compagno in giallorosso dell'amatissimo capitano.

E oggi, molte lacrime ancora non sono state asciugate.