10 Dicembre 1997, l'Olympiakos fa un favore alla Juve

Nel 1997 i bianconeri acciuffarono la qualificazione all'ultimo respiro grazie alla vittoria dei greci sul Rosenborg.
10.12.2019 10:00 di Gabriele Cantella   Vedi letture
Djordjevic esulta
Djordjevic esulta

Il tabellone luminoso del Delle Alpi segna il minuto numero 82. La clessidra si è ormai svuotata quasi del tutto, una manciata di granelli di sabbia ancora e poi... Il risultato è ancora fermo sullo 0-0, da lì non si schioda, purtroppo. Per schiodarlo ci vorrebbe un miracolo, anzi no, forse sarebbe troppo.

Basterebbe un guizzo, una giocata d'autore, l'invenzione che non t'aspetti, quando meno te l'aspetti. E proprio quando meno te l'aspetti, quando a dire il vero quasi non se l'aspettava più nessuno, ecco giungere improvvisa e mortifera come una sentenza che condanna alla pena capitale, il gol di Pippo Inzaghi, di professione centravanti della Juventus FC.

I bianconeri sono avanti a poco più di 5' dal termine, adesso basterà difendere il risultato negli ultimi convulsi minuti di gioco e poi sarà fatta. Invece no, non basta. Per agguantare la qualificazione ai quarti della Champions League edizione '97/98, la Juve dovrà pregare...

Pregare? Sì, pregare che l'Olympiakos, contemporaneamente impegnato al Pireo contro il Rosenborg, batta i norvegesi, che altrimenti si qualificherebbero guarda caso a spese della Signora. I tifosi sugli spalti del Delle Alpi e a casa davanti alla tv pregano, pregano i calciatori in campo, prega Lippi in panchina, ma quanti realmente credono nel miracolo? Già, ora sì che ci vorrebbe un miracolo! E il miracolo arriva...

Al minuto numero 88': calcio di punizione dal limite per i greci, della battuta s'incarica un certo Djordjevic, chi era costui? Era l'uomo della Provvidenza juventina, anche se la maglia a strisce che aveva indosso non era a strisce bianconere, bensì biancorosse. Interno sinistro a giro nell'angolino più lontano, lì dove il lungagnone Jamtfall non può arrivare. Juve avanti, Rosenborg a casa.